<!– Luciana –>

In questa fase della mia vita, Luciana è probabilmente la donna che adoro più di tutte. Con lei non ci sono antagonismi, calcoli o sotterfugi. Con lei posso essere come sono. Lei mi fa stare bene.

Con lei è cominciato in sordina, da amici. Ha un viso carino ma non classico, e all’epoca aveva anche un discreto fisico, ma non l’avevo annoverata nelle ragazze da approfondire. Dopo qualche incontro però la mia fantasia birichina ha iniziato a giocarmi gli scherzetti. Facevo a me stesso domande impertinenti – “Chissà se ha il sedere tosto come sembra”, “Chissà di cosa sa la sua bocca” “Chissà se avvolge le gambe intorno al suo uomo come ha appena fatto con quella statua”… per farla breve, fra un chissà e un altro, una notte, complici una serie serrata di SMS, ci siamo garbatamente prefigurati e promessi un incontro intimo; cosa che, complice una birra insieme, è avvenuta la notte successiva.

Dire che non è stato eclatante sarebbe un eufemismo. “Un disastro” è più esatto. Lei era un po’ imbranata. Io ero un po’ stanco. Lei aveva mangiato purè d’aglio incipollito – o qualcosa di altrettanto perfido che, lungi dal limitarsi all’alito, ancora le trasudava da tutti i pori. Io avevo con me soltanto preservativi modello “Goodyear mille miglia”. In queste condizioni, è già un miracolo che l’incontro si sia comunque consumato.

Dopo cotante premesse, avevo depennato Luciana dal mio carnet penile. Siamo però rimasti in contatto, perché lei è spiritosa, intelligente, colta e soprattutto sa essere leggera e tenersi a distanza quando è opportuno. Sono tornato nella sua città – che non è proprio dietro l’angolo – almeno un altro paio di volte senza che ci incontrassimo. Un colpo di MSN, un SMS, una telefonata. Lei mi prendeva in giro: “quante ragazze ti stai avvitando, screwdriver?”; e io “noo, ma che dici…” col sorriso furbetto sulle labbra – che però non si vede attraverso i suddetti canali di comunicazione.

Un incontro casuale fu galeotto. L’incontro non fu con lei, ma con una sua amica, che si ricordava di me per avermi intravisto una volta con lei. Piuttosto carina la tipa, yumm, pensai. La fantasia birichina si stava mettendo di nuovo al lavoro con le solite domande, quando la tipa mi nomina Luciana e l’incanto si rompe. Comincia la lotta fra il Bene e il Male. “Non puoi fare l’assatanato che si scopa tutte le amiche” dice juan-angeluccio, vestito da chierichetto con la frangetta bionda. “Hai visto che labbra? E quei capelli lunghi, lisci? Te le immagini o no quelle tettine che ballonzolano a ogni colpo?” ribatteva juan-demoncino, tutto agghindato in rosso con un copricoda lucido. Per farla breve, ha vinto il Bene e non il pene: non ho il numero di tettinedoro – non ne ricordo neanche il nome.

Ho rivisto Luciana pochi giorni dopo. Non c’è stato bisogno di troppi giri di parole o convenevoli. Amo la sua intelligenza. E poi non aveva mangiato niente di venefico. Anch’io nel mio piccolo ero opportunamente attrezzato con anticoncezionali for the discerning gentleman. Lei però rimaneva un tantino imbranata, come se ci fosse qualcosa a frenarla. Col senno di poi, doveva essere la solita paura femminile “cosa penserà di me se faccio tutto quello che mi passa per la mente?”. All’epoca pensai che fosse proprio un po’ imbranatella e neanche tanto volenterosa d’imparare. Dopo quest’episodio, ci siamo incontrati ancora due o tre volte, ma senza più attività fisica di nessun tipo.

Fra me e lei è sempre rimasta una corrente di simpatia. Quasi un anno dopo, mi disse che voleva fare un viaggio in Italia e io felice la invitai a stare da me per tutto il tempo che voleva. Il pensiero della scopata onestamente c’era tutto, ma, ragionavo, nel caso pessimo (cioè se non ci sta), almeno me la spupazzo un po’, faccio ingelosire qualche stronzetta locale e comunque le faccio da guida turistica che mi diverto anch’io.

Al mio primo delicato approccio, lei mi accoglie come si fa con un vecchio amante desiderato per lungo tempo. Si spoglia per me guardandomi dritto negli occhi – non ci posso credere. È la stessa persona? La sua biancheria ha un altro stile. Il suo fisico, che era “niente male” qualche tempo prima, è diventato da urlo. La sua pelle odora di femmina, non di aglio incipollito. Lascia che io la baci su tutto il corpo, anche nel punto più intimo – cosa che non mi aveva permesso prima – godendo appieno dell’esperienza, inarcando la schiena, allargando di più le gambe, tirandomi dalla nuca. Quando mi chiede di prenderla, io sono lì pronto con l’ultimo modello ultrasottile e lei “no, non serve, non mi piace con quel coso lì” (indicando il profilattico). Io sono un po’ perplesso, ho donato il sangue un mese prima e so di essere a posto, ma lei che fa – si fida così? Soprattutto, lei è priva di brutte malattie? Come se mi avesse letto nel pensiero, mi dice che ha avuto soltanto due uomini nell’ultimo anno e mezzo – e uno ero io.

Dopo che se n’è andata, siamo rimasti in contatto frequente. Mi ha fatto arrapare cento volte. Mi ha detto che è diventata una maniaca sessuale e la colpa è un po’ mia. Mi ha promesso e fatto garbatamente prefigurare un’esperienza deepthroat “che” – mi ha assicurato – “non dimenticherai facilmente”.

Dopo tutto questo, non so come ho fatto a non innamorarmi. Forse è perché metto le cose in prospettiva, o forse è per qualche altro motivo. O forse sono innamorato dopotutto – non lo so. Il fatto che mi rimangano desideri d’altre donne forse non è un fattore significativo.

Ora lei è a Londra, ci resterà ancora quasi un anno. Ci sentiamo spesso. Ho appena finito di parlare con lei su Skype. Mi ha mandato una decina di foto piccanti “così se ti senti solo sai cosa fare” (poveri gattini). Devo proprio organizzarle un weekend esteso a sorpresa e portarla a Venezia, a Lisbona o da qualche altra parte. Voglio vedere i suoi occhi brillare di felicità.

Grazie, Luciana. Grazie di esistere. Se non esistessi, bisognerebbe inventarti.

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