<!– Qualità o quantità? –>

A volte qualcuno – specialmente qualcuna – intravede uno scorcio del mio pluralismo sentimentale e me ne chiede ragione. Il tono spesso è accusatorio.

Tanto per cominciare, io questo pluralismo preferisco chiamarlo equilibrismo: rende meglio la sensazione d’instabilità e insicurezza che provo ogni giorno.

“Ma allora per te la quantità è più importante della qualità?” mi chiedono queste suffragette della monogamia. Rispondo che la qualità è importante: sono un gourmet, non un insaziabile. Ma la gourmandise si può sviluppare soltanto in assenza di bisogno vitale.

Prendiamo come esempio il tipico italiano che distingue i pomodori DOP da quelli taroccati cinesi: un esempio di gusti raffinati, non c’è dubbio! Il suo consumo di pomodori è moderato, ma pretende il meglio – qualità senza eccessi. Bravo!

Contrastiamo il nostro tipico italiano dalla pancia piena con un abitante del Darfur che mangia un giorno sì e un giorno no – quando gli va bene, altrimenti uno sì e due no. Il rozzo darfuriano è veramente un selvaggio! Non solo è incapace di distinguere i Pomodori (maiuscola intenzionale) dai pomodori, ma addirittura sarebbe capace di trangugiarne svariati chili, persino sconditi! Intendo senza olio extravergine d’oliva! Che buzzurro… tsk tsk, si vede che in Darfur pensano soltanto alla quantità.

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