<!– La casalinga di Treviso –>

È arrivato anche per me questo momento universale dello spirito: la casalinga di Treviso. Mi ha beccato ieri su una chatline mentre scrivevo le mie divagazioni notturne su politica cartesiana e Debussy. All’inizio temevo fosse uno di quegli uomini omosessuali che si dicono donne per irretire gli etero irriducibili come me, ma dopo un po’ di dialogo e qualche fotografia mi sono convinto.

Simpatica e spiritosa. Priva di volgarità ma schietta. Ex cantante, quindi si applicano tutti i luoghi comuni del caso. Non bellissima né giovanissima, ma commestibile. Non troppo istruita, almeno a giudicare dall’italiano che usa. Sposata e insoddisfatta. Mi ha definito “carino” (soltanto? Beh, comunque se sta bene a lei…). Disinibita. Probabilmente assai arrapata. Insomma, la preda facile ideale. Uff, che noia. E poi ha il marito che gira per casa: se non viene lei qui, i costi dell’operazione – fra vitto, alloggio, tempo e lavoro perso e tutto il resto – diventano insostenibili visto il ROI presumibilmente modesto.

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