Discreta seratina. È la prima volta che esco con la V di sera. Prima di accettare, per telefono mi ha fatto un po’ di lagna mettendo le mani avanti “non ti far venire idee strane, è un’uscita da amici!”. Sì, sì, da amici. Come se non me ne fossi infilzata già una collana, di amiche. Naturalmente io buono buono: “beh, che altro senò?”. Dall’altro lato silenzio imbarazzato. Facile.

Insomma l’ho portata da Marta, che oggi ha organizzato una di quelle sue riunioni quasi trimestrali di persone d’ogni tipo. Ci sono facce ricorrenti, e ormai ne conosco la metà – alcuni (e alcune) anche bene. Il bello è che ogni volta l’altra metà dei presenti mi è del tutto ignota. Ancora più interessante è che anche la metà che conosco cambia di volta in volta composizione. Chissà come fa Marta a mantenere fisse le proporzioni della miscela.

La V mi è sembrata debitamente impressionata (la prima volta fa sempre un certo effetto), anche se stavolta il buffet non trasudava cumino e coriandolo come spesso succede, anche se gli alcolici erano presenti in quantità semiragionevoli, anche se chissà come non giravano canne.

Non conoscendo nessuno, è stata obbligata a restare attaccata a me per tutto il tempo, sopportando qualche breve invasione di vecchi amici non più incrociati, ex-amanti mai dimenticate, future amanti plausibili o soltanto vagheggiate.

A proposito, durante una di queste interruzioni sono riuscito a farmi dare il numero da Amina senza che la V se ne accorgesse. L’ultima volta che ho visto Amina era sempre da Marta; lei all’epoca aveva detto “non cerco più relazioni serie, magari una bella scopata ogni tanto”, ma quando mi sono candidato si era fatta verde. Oggi mi ha avvicinato di spalle e mi ha coperto gli occhi con le mani – gesto tramite il quale qualsiasi donna si aspetta di essere riconosciuta (osa un po’ di più con queste mani; magari ti riconosco davvero!). Io da quella posizione scomoda ho tentato di palpare il sedere della bendatrice folle, che però si è prontamente ritratta. Identificazione effettuata! “Ah, se fai così vuol dire che non ti ho ancora scopato. Amina?”

Ma divago. Il mio obiettivo è la V, naturalmente. Siamo stati a stretto contatto tutta la sera, ma il suo linguaggio corporeo non è ancora incoraggiante. Però alcune reazioni positive ci sono già: ha riso molto, anche alle mie battute più sfigatelle, mi ha toccato molte volte mentre parlavamo, e si è spogliata (del soprabito intendo) senza mai girarsi dall’altro lato. Ha delle tette che farebbero risuscitare una mummia egiziana. È dura guardarla sempre negli occhi. Aspetto trepido il giorno in cui potrò contemplare qualsiasi parte del suo corpo senza temere di rovinare l’effetto.

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