<!– Trilogia di New York –>

Volevo regalare a Marta Le vie dei canti, che invece poi è finito nelle mani della V perché Marta lo aveva già. È passato un po’ di tempo, ma naturalmente non ho dimenticato che dovevo rimpiazzare il regalo originale; avevo soltanto bisogno di riflettere un po’.

Da una breve discussione con la stessa Marta, e da miei convincimenti pregressi, avevo alcuni punti fermi per aiutarmi nella scelta: cercavo
un libro di narrativa, in inglese, di autore contemporaneo – vivente o quasi. Niente roba da uomini (fantascienza, fantasy). Niente hardboiled anche se a me piace tanto. Niente roba da femmine (vergini suicide e romanzi simili, anche se di pregio). Non troppo difficile da leggere (niente Irvine Welsh). Non troppo cupo e pessimista (niente McEwan). Non troppo infarcito di riferimenti letterari (no a The Secret History di Donna Tart, in italiano “Il dio delle illusioni”). Qualcosa che ho già letto anch’io; niente “sulla fiducia” (no a The Namesake di Jhumpa Lahiri, che pure compare circa a metà della mia lunga lista).

Dopo attenta riflessione, ho deciso per Paul Auster. Scartato The Music of Chance per eccessiva mascolinità dell’impostazione, è meglio il più scanzonato e leggero Brooklyn Follies o la New York Trilogy, metafisica ed inquietante? Ho optato per la trilogia. Alla prossima occasione le consegnerò il libro; poi mi dirà cosa ne pensa.

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