<!– Amica in arrivo –>

Azz, con tante cose per la mente m’ero distratto. Domani arriva un’amica che starà da me circa una settimana. In quest’occasione, dicendo “amica” adotto la convenzione terminologica di Max Beerbohm: Harriet ha più di 60 anni; risulta pertanto “non commestibile” secondo qualsiasi ragionevole accezione del termine, anche se sono sicuro che una trent(acinqu?)ina d’anni fa doveva essere ancora interessante, seppure forse un po’ slavata. Quando mi ci metto sono capace di fare un complimento galante!

Harriet è una collega. Ci siamo conosciuti a un concorso di composizione e ci siamo poi rivisti in diverse occasioni simili, compreso un memorabile workshop per giovani compositori al quale lei non poteva partecipare per mancanza di un requisito (la giovinezza), cosicché in quell’occasione la imboscai nella mia stanza, ponendo per precauzione al centro del letto una spada a difesa del suo onore e della mia integrità psicofisica.

La musica di Harriet è dal mio punto di vista molto interessante anche quando ne percepisco i limiti – forse proprio perché li percepisco. In questi casi si vede l’intelaiatura del pezzo; il che è un po’ come se vedessimo insieme alla Vergine delle rocce anche lo schizzo sottostante, con i segni di carboncino ancora visibili. Questa impalcatura ancora percepibile detrae sì dal risultato finale, ma rende il lavoro molto più leggibile per chi come me vuole per prima cosa “capire com’è fatto dentro”. Quando invece è più ispirata – ma soprattutto se lavora senza fretta – è capace di produrre affreschi sonori eclettici e affascinanti.

Ci siamo invitati a vicenda più d’una volta. Lei non viene in Italia da parecchio; io invece sono capitato dalle sue parte diverse volte, anche se avevo altri piani e quindi non ho mai potuto raccogliere l’invito, se non per incontri fugaci in qualche locale pubblico, allietati da un paio di birre o simili generi di conforto. Sarà bello vedersi, parlare di musica e magari farne un po’ insieme.

L’unica piccola difficoltà potrà essere quando la settimana prossima ventura dovrò incontrare la V per questioni che dalla musica esulano totalmente. Non mi sembra il caso di avere Harriet con noi, sia che l’incontro avvenga in casa sia fuori. Forse potrei mandarla un paio di giorni a Capri. Confido abbia l’autonomia tipica delle nordeuropee; non si spaventerà certo per quattro goccioline di pioggia o un’ora in treno o in traghetto. Almeno spero.

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