<!– Giornalista per caso –>

Violeta è un’amica non intima, ma ormai di lungo corso. Dicendo “amica”, uso ancora una volta l’accezione beerbohmiana del termine. Violeta non ha l’età di Harriet, ma è comunque del tutto inadeguata a scatenare fantasie torride. Io sospetto perfino che sia lesbica, nonostante il cattolicesimo dirompente. Ha vissuto a lungo con un gay dichiarato, spagnolo anche lui, che ne ha sopportato quasi supinamente le paturnie intemperanti prima di decidere che era ora di andare a vivere col proprio uomo.

Asturiana ma ormai da anni londinese d’adozione, Violeta opera nel campo dell’editoria e ogni tanto mi propone qualche lavoretto. Di solito si tratta di traduzioni (rigorosamente verso l’italiano: le agenzie serie ti fanno tradurre soltanto verso la madrelingua), ma qualche volta sono stato invitato a scrivere un pezzetto per quelle riviste patinate che distribuiscono negli aerei, e in questo caso il lavoro va fatto in inglese. Il vincolo “soltanto madrelingua” è meno stringente perché gli editor londinesi fanno comunque un native check sui pezzi sottomessi dagli autori.

In passato ho scritto per lei di gastronomia umbra, di feste di paese in Puglia e di ambientazioni napoletane per film famosi. Questa volta in sole 250 parole ho intervistato un batterista napoletano amico mio come esperto di nightclubbing, e ho fornito anche le fotografie (il che per me è la parte più difficile).

Jack of all trades and master of none (dottò, ciamm’arrangià), ma sono orgoglioso del risultato. Ho appena consegnato il pezzo, ha! C’è un aspetto non del tutto trascurabile: i soldi non sono pochi, visto lo sforzo ragionevole. Però era meglio con la sterlina a 1.47 eur.

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