<!– Una persichella di cuore –>

Harriet, Teresa ed io siamo andati a questa festa di paese che è una
miscela tipicamente italiana di elementi pagani (la fertilità, le messi,
l’umorismo salace) e cristiani (una madonna sovraimposta a suon di
roghi, benedizioni e otto per mille). Un po’ come un Mayday della madonna.

Harriet non poteva non rimanere affascinata dalla musica: ripetitiva,
ritmica, dominata dalla scansione delle strofe. “A lydian melody with
basic tonic/dominant harmony”, ha prontamente riconosciuto, “but I think
I’m feeling it all upside down. Are they playing the downbeats or…?”
Al che mi sono messo a “dirigere” con un dito dum (darà-dara), dum
(darà-dara)…

“Je so’ na persechella, na persechella ‘e core…”, cantava la ultrasessantenne e minuta zia del virile fabbricante e suonatore di tammorre. Harriet ha comprato un paio di nacchere e ha voluto subito imparare come si usano (sono un po’ diverse e meno comode di quelle spagnole, che lei conosceva già), quindi abbiamo passato una buona decina di minuti – la prima metà di un pezzo interminabile – a fare rumori a ritmo ridendo come scemi: ci dividevamo le terzine di crome alternando un colpo io e uno lei, creando quindi un rapido effetto ritmico collaterale 2-su-3, alieno allo spirito di questa
musica, ma esoticamente sobrio e preciso per le orecchie degli astanti
che ballavano.

Le risate e i sorrisi finto-imbrazzati non sono diminuiti quando ho
iniziato a tradurle i versi – almeno quello che riuscivo a capire.
“Sott’a n’albero ‘e cerase ‘o detti o primmo vaso, sott’a n’albero ‘e mandarine m’acalaje ‘e mutandine”. Se si tiene conto della nonna-zia campagnola che cantava, l’effetto è dirompente.

Intanto Teresa era impegnata con l’AI (amica innominabile) a
spettegolare. A un certo punto, l’AI ha deciso di esercitare il suo
inglese chiedendo a Harriet “what do you think about this country?”, al
che Harriet si è trovata nella non invidiabile situazione di dover
fare un commento su un argomento di cui non sapeva quasi niente
rivolgendosi a una persona che non capiva quasi niente della risposta.
(AI: “Juan, Juan! Come si dice “sembrare”?). Che risate.

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