<!– Felini irsuti per scimmie nude –>

Qualche giorno fa mi hanno suggerito, per trascorrere una serata tranquilla, di affidarmi a un buon bicchiere e un buon libro. Senza troppa convinzione ho provato a raccogliere il consiglio, ma di leggere uno dei libri che ho in lista proprio non me ne andava. Aprirne uno nuovo non mi sembrava il caso, quindi che fare? Sono andato a pesca di qualcosa da rileggere, che potessi spiluccare e rinfrescarmi la memoria con lo zapping ma senza leggere davvero. Il primo che mi ha detto “prendi me!” è stato Il comportamento dei gatti di Paul Leyhausen.

Per quanto ne so, è l’opera più approfondita disponibile in italiano sul comportamento felino. Non è dedicato esclusivamente al gatto domestico, che comunque fa la parte del leone: tratta anche di leopardi, ocelot e naturalmente leoni (che però non fanno la parte del gatto domestico). Parla persino di genette, che non sono gatti.

Il libro contiene abbastanza disegni e fotografie da illustrare efficacemente situazioni feline tipiche; ogni amante del genere le riconoscerà annuendo. Spiega nei dettagli anche comportamenti che vengono osservati raramente da chi non ha un gatto che vive con i propri simili. Descrive approfonditamente la caccia, centro della vita in un felino non addomesticato. Contiene un capitolo sul comportamento sessuale dove si possono trovare diverse raffigurazioni di accoppiamenti “secondo natura” e “contro natura” (alla faccia dei preti e della “differenza umana”); gustose pagine sul Flehmen e sul catnip response, quest’ultimo esemplificato da maschi adulti che si comportano come gattane senza ritegno.

Non è un libro patinato: le illustrazioni sono tutte in bianco e nero e di misura ridotta; le didascalie sono spesso verbose e indispensabili; insomma: se si “guardano soltanto le figure”, si rimane quasi digiuni. In compenso non è neanche un terribile mattone. Lo sconsiglio tuttavia a chi ha un’idea troppo romantica e umanizzata dei nostri amici. È uno di quegli Adelphi verdi che costano quanto una decina di Oscar Mondadori; o almeno tanto costava quando l’ho comprato io.

Più umano e piacione già dalla copertina risulta il libro di Desmond Morris Il gatto: tutti i perché. Morris è esperto più di primati che di felini. Si può dargli torto? Il primate ha il suo fascino, specialmente le femmine. Ma divago come al solito. Essendo come dicevo esperto divulgatore, Morris confeziona un libro leggero e marpione che risponde in modo grazioso ma corretto a domande sul comportamento del gatto domestico che sono quasi inevitabili per chi sia stato adottato da uno di questi mammiferi. Perché si mettono a pancia all’aria? Perché sotterrano le feci? Perché la gatta si lamenta dopo l’accoppiamento? Perché “impastano”?

Ho scoperto da poco che Morris ha scritto anche un libro sui cani dal titolo simile. Ecco le conseguenze della piacioneria unita alla correttezza politica: una specie di Rutelli dell’etologia. Pfui! Aspetto la sua prossima uscita editoriale su oritteropi e ornitorinchi – raggruppati in un solo volume per motivi di spazio: “Animali con la O: tutti i perché”. Fino all’uscita di questo probabile capolavoro, meglio leggere il suo La scimmia nuda o rivolgersi alla narrativa.

A proposito di narrativa gattesca, vale la pena menzionare Lilian Jackson Braun, americana autrice della serie The Cat Who…, in cui Koko e Yum Yum insieme all’umano Qwilleran risolvono omicidi in un’atmosfera che ricorda Jessica Fletcher. La serie è sostanzialmente chick fiction (robba da donne), e se sembra di sentire un tono di sufficienza in questo giudizio, beh, c’è. Però sono favolette graziose, specialmente finché non se ne leggono troppe. Una nota per le gattare volenterose dall’inglese arrugginito: sebbene gran parte della serie sia stata tradotta in italiano, questi romanzetti si possono leggere in lingua originale senza troppa fatica e si comprano a peso presso le bancarelle dell’usato di tutta Europa.

Advertisements