<!– Stella della TV –>

Emma

Una matura amica, mia complice in numerose situazioni, erotiche e
non, che chiamo spesso Emmushka: lo dice lei stessa che sembra una
polacca (o un’ucraina, suggerisco io).

UPID

Un Provocatorio Inserto Destabilizzante. Si può inserire
provocatoriamente, ma talvolta produce effetti esplicitanti che
destabilizzano l’espressione in cui viene inserito.

Qualche sera fa sono stato a una festa di compleanno. Non conosco
bene la festeggiata, che avevo visto soltanto un paio di volte. L’invito
è stato infatti indiretto e si spiega con una storia a base di mojito
che in questo momento è irrilevante. Basterà dire che madrina della mia
infiltrazione è stata Emma, che un anno fa era già stata artefice di
un’infiltrazione in senso inverso.

Allora eccomi sorbire un bicchiere di falanghina mentre parlo con
Emma, quando nella conversazione, che era seria, irrompe una bionda un
po’ in carne (è cavalleresco da parte mia usare questi eufemismi per il
culone bovino trascinato dalla persona in questione; tuttavia si poteva
guardarla (dalla generosa balconata in su) senza avere moti istintivi di
repulsione, quindi facciamo che il bicchiere sia mezzo pieno. Ma come al
solito divago, oops), apparentemente sulla quarantina. La bionda, che
chiameremo Piersilvia, fa un’osservazione che in realtà è una domanda e
quindi richiede una risposta. Col senno di poi, la sua osservazione è
completamente a schiovere, ma io ancora non lo so e quindi
rispondo come si deve: esauriente, serio e compunto.

La replica della bionda, chiaramente confusa da una risposta troppo
articolata che non capisce ma non percepisce come aggressiva (infatti
non lo era), arriva immediata come tutte le seguenti; e perdipiù con un
tono di voce squillante che fa girare le prime teste. Lei dev’essere
solita inscenare simili episodi; accorrono spettatori.

Sfruttando una parola usata da Piersilvia che si presta a
interpretazioni molteplici, non tutte innocenti, e desideroso d’impartire
alla conversazione un tono equivoco, infilo nel discorso il primo UPID:
l’espressione strap-on. La bionda Piersilvia evidentemente ne
ignora il significato e chiede lumi, ma la mia artata reticenza le nega
soddisfazione e suscita i primi sorrisi in quegli astanti che invece il
significato mostrano di conoscerlo.

P: “Il cosa? Strappon? Cos’è?”


J: “Come spiegarti? È un po’ complicato. Aspetta, chiediamo alla padrona
di casa se ne ha uno, così te lo faccio vedere in azione…” (con
aria normale)
“… qualcuno sa dove sono gli strappon? Forse nel
mobile della cucina?”

Anche Emma, che evidentemente ha un conflitto pregresso
woman-to-woman con l’importuna ruminante, incomincia a infierire,
offrendomisi come spalla per una conversazione finto-privata.

E: “Ma come, lo fai vedere a tutte?”


J: “Non sia mai detto, Emmushka. A lei faccio vedere solo lo strappon,
mica tutto il resto.”


E: “Ah, vabbè, vabbè.”

Capisco che neanche Emma conosce l’espressione “strap-on”; però lei è
intelligente, a differenza di Piersilvia che ormai sta chiedendo a
tutti. Dopo aver incassato un “boh” dalla padrona di casa (“io sto
strappon mi sa che non ce l’ho”), incomincia a interrogare quelli che
sghignazzano di più (che com’è ovvio sono perlopiù uomini). Corro in suo
aiuto.

J: “Piersilvia, Piersilvia… hai presente la televisione?”


P: (Antenne drizzate) “Eh? Sì, sì, certo, come no! Io…”


J: “Dico quella che poi sotto ha i tasti con le lettere, hai presente?
Scrivi ‘giogle’, anzi ‘giogle immagines’, poi scrivi ‘strappon’ (serve
spelling? Ti lascio un bigliettino?); troverai numerosi esempi, ne sono
sicuro. Non che io abbia cercato mai, eh, perché non mi serve che lo so
già.”

Nel dialogo che segue, ho occasione di mettere alla prova la
competenza dell’uditorio su altri termini correlati. In questo contesto,
gli UPID abbondano: da Milf a S&M.

Più tardi Emma m’informerà che Piersilvia è una faccia nota di una TV
locale (proprietà di famiglia), è abituata ad essere sempre al centro
dell’attenzione (ecco spiegato il pregresso woman-to-woman) e anche ad
avere l’ultima parola (ma con l’Emma pregressa ha dovuto rinunciare,
così come con me), ed è (o si considera) desiderata da molti (ed ecco
rispiegato per altre vie il pregresso).

Il racconto è troppo prolisso; sorvolerò quindi sul resto, accennando solo che quella sera ho conosciuto un po’ di gente nuova di cui due
andrebbero approfondite (forse una lo sarà), ho ritrovato un amico dei
tempi del liceo (irriconoscibile! Lo sono così tanto anch’io?), mi sono
divertito un sacco e ho mangiato delle alicette fritte che
parlavano.

Prima di andarmene, ho ritenuto doveroso salutare
l’abbondante stella televisiva, quindi mi sono avvicinato e le ho
detto sorridendo “Ciao, Piersilvia. È stato divertente parlare con te.”
(niente menzogne). Lei ha ricambiato, sorridendo, “Ciao, tesoro”. Ora,
se c’è una cosa che mi fa incazzare è una donna che mi chiama tesoro. Lo
tollero malvolentieri da quelle che conosco biblicamente, figuriamoci da
quelle che neanche mi è passato per la testa. Se poi penso che mi chiami
“tesoro” o “carissimo” perché non ti ricordi il mio nome e speri di
farla franca, ti chiamerò Ermenegilda (o Ermenegildo) vita natural
durante.

“Tesoro? Oh, no, no. Errore! Io non ti ho neanche ancora scopato,
Piersilvia. Questa parola puoi provare a usarla dopo che allarghi
le gambe, mai prima. Capito?”

Piersilvia è rimasta a boccheggiare, senza sparare risposte troppo
rapide e a voce troppo alta come aveva fatto per tutta la serata. Ho
pensato bene di allontanarmi: Emma mi aspettava e poi non volevo essere
preso a schiaffi da una bionda abbondante e imbufalita. Ero ormai in
salvo sulla soglia, quando Piersilvia mi chiama forte: “JUANN!”; e io,
in attesa dell’inevitabile vaffanculo, “sì…?”, rispondo timoroso. E lei invece di invitarmi al progresso, mi chiede “Com’è il tuo MSN?”. Confesso che basito ci sono rimasto io.

L’ultimo UPID è un meta-UPID. St(UPID)ella televisiva. Sì, lo so che
è una battuta dissenteistica (da cui si può dissentire – o che causa dissenteria), ma il mio titolatore quando vede un post come questo
si aspetta almeno un gioco di parole idiota.

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