<!– Il vecchio che avanza –>

Da qualche giorno Teresa mi manda almeno un sms al giorno, tutti cordiali o addirittura intimamente amichevoli, però senza trasporto erotico: semplici relazioni sociali, diciamo. Io rispondo sempre; quando la situazione lo richiede, ancora come un innamorato respinto (per esempio l’altro giorno), ma più spesso con atteggiamento specularmente cordiale e senza slanci (un po’ di sano tit for tat). L’unica eccezione alla mia regola di sostanziale reciprocità è che lei m’invita quando esce (un uomo che stravede per te fa sempre comodo se si sa comportare), mentre io non la invito (se vado in una riserva di caccia dove sono già affermato, portarmi dietro un deterrente di quella taglia sarebbe pura follia).

Io ero piuttosto giù, ma quando mi è arrivato un suo SMS che mi proponeva di organizzare un festino da me (la sottigliezza lessicale non è esattamente il suo punto forte, che risiede soprattutto in occhioniblù&tette&culo o tuttalpiù tempra moral-caratteriale) mi ha strappato un sorriso; m’è venuta voglia di uscire. Ho quindi ringraziato il benigno Giove della temperatura dolce e ho preso la moto, iniziando a vagare a velocità moderata. Fatalmente mi sono trovato in una birreria popolata da gioventù di bell’aspetto e ho deciso di concedermi un bicchiere.

Sono lì seduto al bancone, parlo con un amico, come se il locale fosse il mio, quando indovina chi entra? Teresa. Da sola? No. Com’è l’uomo che la accompagna? Non è un uomo: ha le tette. Bella? Uh, bella, uh. Stai sbavando? No; è solo un’impressione; dammi quello scottex. Come si chiama la tipa? Elvira; yumm.

Per tutta la sera, però, mi sono dedicato esclusivamente a Teresa. È stata una serata in due sin dall’esordio, quando lei mi ha visto e mi è venuta incontro chiedendomi con aria di rimprovero: “perché non mi hai detto che venivi qua?” Verità imbecille: “perché non lo sapevo che venivo”. Bugia tranchant: “perché lo sapevo che venivi, ma volevo farti una sorpresa”. Risposta fornita (mezza bugia, diplomatica ed efficace): “perché non sarebbe stato carino invitarti all’ultimo momento; e poi avresti avuto una comoda scusa per rifiutare e non ti avrei incontrato”. Tutto questo si è svolto di fronte ad Elvira senza che io neanche la guardassi. Teresa è molto sensibile ai movimenti oculari maschili.

La domanda sarebbe giustificata: perché tutte queste attenzioni e manfrine per una che non me la dà o che se me la dà sarà soltanto perché l’ho ingannata (e invece lei non lo merita)? Perché mi diverto. Perché ne avevo voglia. Perché non mi dispiacerebbe ricevere una proposta da lei (che a questo punto potrà essere solo seria e mai puramente edonistica) e rifiutarla (“Sei fuori tempo massimo. Qualche mese fa era diverso, ma ormai sono sfiancato e con te voglio solo scopare, scusa”). Perché ha delle amiche attraenti, anche più di lei, delle quali forse inizia ad essere meno gelosa, ora che vede che ho occhi solo per lei. Perché anche le altre donne nel locale hanno realizzato all’istante che lei è la più bella, e tutta la serata non ha spostato il culo dallo sgabello accanto al mio mentre parlavamo tête-à-tête scambiandoci il bicchiere con la disinvoltura di due amanti.

Mi ha presentato Elvira, vagamente incredula della mia indifferenza, chiedendomi “non è bella?” E io cortese: “oh, sì, veramente molto carina! Complimenti Elvira, sei proprio carina”. Appena possibile, ho mentito spudoratamente nell’orecchio profumato di Teresa: “…ma te le scegli tutte meno belle di te le amiche?”. In seguito, Elvira ha tentato di dar prova di conversazione brillante, ma l’ho trattata un po’ come si fa con una bambina dalla quale non ci si aspetta che possa veramente interloquire. D’altronde, il suo livello non mi è sembrato granché lontano da quello di Teresa. Quando Teresa si è chinata per raccogliere la giacca che le era caduta, Elvira mi ha fatto un occhiolino diretto e inequivocabile. Ho sorriso ma non ho risposto.

Credo che Teresa abbia voluto far intendere ad Elvira “questo qui è roba mia; non ti mettere idee in testa”. Io le ho retto il gioco alla perfezione. Credo anche che Teresa abbia parlato di me con Elvira in termini molto lusinghieri (lo fa sempre quando parla dei propri spasimanti; la fa sentire importante), il che gioca a mio favore. Insomma, mi sa che Elvira mi ha fatto un piccolo test serietà, non so se per conto proprio o per conto dell’amica Teresa (ma credo per sé). Sono sicuro di aver superato il test, e forse con un punteggio anche troppo alto (potevo concedere qualcosa sulla conversazione). Purtroppo non so come fare ad incontrare Elvira da sola: tentare di scambiarsi i numeri in quelle condizioni era impossibile e forse pericoloso. Vorrei incontrarla da sola, ma soltanto quando sarò sicuro che non è poi tanto amica di Teresa, oppure quando la questione diventerà irrilevante.

C’erano due ragazzi che sono arrivati dopo e dovevano avere un mezzo appuntamento con Teresa (non conoscevano Elvira). Simpatici. Teresa non si è mai staccata da me. Gioca un tit for tat impeccabile; brava. Ha stile, non c’è che dire. La parte più bella di tutte è venuta alla fine, quando, dopo essersi assicurata che Elvira fosse al sicuro con i due nuovi arrivati, Teresa mi ha chiesto se potevo riaccompagnarla a casa io, in moto, perché aveva proprio voglia di un giretto. Mh, forse non sono poi tanto amiche. Bene, andiamo a casa allora. Ringrazio entrambe (sì, anche te, Elvira, che ho apparentemente ignorato. Scusa, dovevo. Vediamoci a quattr’occhi che ti spiego tutto). Oops, divago. Ringrazio perché sono tornato a casa in condizioni mentali migliori di quando sono partito.

Però facciamo finta che tutto questo sia successo a maggio. Facciamo così perché la serata di oggi appartiene al vecchio e non c’entra con giugno, con quello che dev’essere; non ci deve entrare niente. Ci sono dei segni, dei segnali nei quali posso sperare. Giugno sarà diverso. Non come gli ultimi giorni, oh, no.

(Cambio scena. Exit May, enter June. Applause.)

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