<!– Hima-chan –>

Da ieri a oggi c’è stato un piccolo miglioramento nell’umore dopo due chat su MSN, una delle quali con Hima-chan, che non sentivo da due o tre mesi. Hima-chan è giapponese; ormai ha quarant’anni passati, ma sfido chiunque a dargliene più di trentuno-trentadue. “もうおばちゃんになっちゃったよ”, dice sconsolata: “ormai sono una obachan, una signora di mezza età”. La risposta è inevitabile e sincera: “altro che obachan; dammi modo di dimostrartelo e ti tolgo ogni dubbio sulla tua desiderabilità.” Ci conosciamo da quando, anni fa, avevo un sito con diverse pagine in giapponese e lei mi scrisse. Non ci siamo mai incontrati, purtroppo, anche perché il suo lavoro l’ha tenuta lontana dal Giappone (e dall’Europa) per anni.

È tutt’altro che un’allumeuse, anzi: sprizza giapponese decenza da ogni poro, ma i segni sono inequivocabili: l’idea di essere concupita da un occidentale che lei continua a definire “格好いい” (kakkoii: attraente, cool) la lusinga ora più di prima. Non è mai stata sposata, e attualmente è senza un uomo da anni. Un’altra donna che merita di più.

Hima-chan è spiritosa, educata, estremamente attraente e carica di quella femminile modestia che nel futon poi si trasforma in disinibita ricerca del piacere, esaltata dal compiacimento di sorprendere un uomo che si aspettava una salma. C’è da dire che non penso affatto lei sia una salma, ma è inutile dirglielo adesso: non le causerei che spiacevole imbarazzo. Peccato che lei non sappia una sola parola d’italiano o d’inglese: i nostri dialoghi mi tengono costantemente impegnato a sfogliare un dizionario, mentre rispondo con la raffinatezza linguistica di uno scimmione. Lei sembra comunque apprezzare; meno male.

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