<!– Cazzimma femminile –>

Oggi le comunicazioni con Teresa sono state intense. Mi ha mandato un
messaggio per chiedere se e dove suonavo; quando le ho risposto che
andavo da spettatore al concerto di un amico, ha perso interesse. Valle
a capire le donne. Poi mi ha chiesto se poteva chiamarmi al telefono e
abbiamo parlato più di mezz’ora.

Si è sfogata con me. Mi ha detto di quanta cazzimma hanno le
donne (e lo dici a me? Pfui! (shi shi, donne tutte cattive, però
cianno kuella cosa tanto tanto bella ke pyaze tanto shi, anke Teresa ha
kuella cosa ke la sua è bellissima!)
). In particolare, dice Teresa, le sue amiche sono stronze opportuniste perché invece di uscire con lei disinteressatamente, lo fanno soltanto per conoscere gli uomini che lei può mettere sul tavolo.

Come esempio ha menzionato le sue nuove conoscenze: “C’è una che è
abbastanza carina,” ammetteva, “ma è cazzimmosa anche lei”. “La
conosco?”, ho chiesto (avevo capito benissimo che parlava di Elvira). “Sì, l’hai
conosciuta. Stava con me quella sera alla birreria, hai capito?”
Fingendo spudoratamente, ho chiesto: “Ah, sì. Come si chiamava?”; al che
lei ha tagliato corto: “Non importa; tanto non la vedrai mai insieme a
me: non voglio darle questa soddisfazione di farla incontrare ancora con
te.” (Per mille pagliuzze e duemila travi! Azz… e la tua non ti pare cazzimma? Va bene che vuoi fare dispetto a lei, ma io cosa c’entro?)

Alla fine Teresa ha parlato chiaro, confessando che ha voglia di vedermi (“solo per amicizia”, tiene a precisare), ma sarà in assenza d’amiche carine, potenzialmente appetibili e sfacciatamente interessate a me. Eccheccazz. Ho parlato chiaro anch’io, rispondendole che per me va benissimo, a patto però che allora sia lei ad allargare le gambuzze.

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