<!– Musica, profilati e isterectomia –>

Sono stato a un bel doppio concerto. Dico doppio perché c’erano
due artisti; il primo è un frequente compagno di musica, con cui ho suonato proprio ieri. È lui che mi ha invitato, altrimenti non ci sarei andato (e avrei commesso un errore). Il mio amico aveva una band strepitosa; hanno fatto faville. Dopo di lui si è esibita la star della serata, un artista ormai semifamoso a livello internazionale, che ha offerto uno spettacolo molto buono e sostanzialmente pop; sommo il gradimento del pubblico, che in teoria era accorso lì “per il jazz”. Al pubblico l’artista ha donato, oltre che la sua buona musica, l’intima seppur illusoria sensazione di compiacimento che il poppivoro prova pensando “che bello: il jazz piace anche a me! Lo capisco!”.

Ho biecamente approfittato delle mie conoscenze per rimorchiare una
tale Gina, che era lì con un mio amico ma non se lo filava neanche
un po’. Spero soltanto che sia di tipo 1. All’inizio l’ho trattata a pesci in faccia perché le dava fastidio che parlassi col mio amico (che non vedevo da mesi).

Il trialogo seguente si è svolto mentre l’annunciatrice belloccia (a proposito: yumm!) raccontava al pubblico dettagli imperdibili
su tutti gli sponsor del concerto: enti, aziende e politici locali. Una deliziosa profusione di ringraziamenti che effettivamente era delittuoso deturpare salutando sottovoce un vecchio amico che non s’incontra quasi mai. Cos’è l’amicizia al confronto di un elenco di ristoranti, fabbriche di profilati in alluminio e politici?

Lei: “La volete smettere di chiacchierare o no?”

Io: “Ma chi è questa?”

Lui: “Uh, un’amica.”

Io: “Amica amica?”

Lui: “Aha. Nient’altro.”

Io: “Rompe sempre così?”

Lui: “Anche peggio.”

Io: “Perché non la fai sterilizzare?”

Lui (con il dubbio di aver sentito male): “Eh?”

Io (imperterrito, matter-of-fact): “Dice che sono le ovaie che le fanno comportare così. O era l’utero? Insomma, si può risolvere.”

Lui (indeciso se scherzare o no): “Beh, ma mica… cioè non mi sembra il caso…”

Io: “Scusa, che ti frega? Mica te la scopi, no? Oppure ho capito male?”

Lui (finalmente assecondando il gioco): “Beh, effettivamente no, non me la scopo. Ma davvero si calmerebbe?”

Lei (incredula): “Eeh?? Che state dicendo voi due?”

Io: “La vuoi smettere di chiacchierare o no? E poi non sto parlando con te.”

Dopo il concerto ho notato che aveva le tette. Quando le ho rivolto la parola come se fosse un essere umano si è ammorbidita; quando le ho chiesto se voleva visitare il backstage si è emozionata; quando ho complimentato il batterista giapponese della celebrità nella sua madrelingua si è meravigliata; quando le ho chiesto il numero di telefono si è affrettata.

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