<!– Gelosa degli amici –>

Teresa mi ha chiamato ieri. “Sono un po’ triste… ho bisogno di
distrarmi… ci sono le mie amiche… ma ho bisogno di un vero amico..”.
Le ho proposto di fare un giro per locali. “Se ti va andiamo in moto”, le
ho detto. Lei, tutta contenta, ha provveduto a sistemare le sue amiche nella macchina di uno schiavetto maschio.

Si è presentata in abbigliamento appetitoso ma un po’ freschino per
la moto, che nel tratto collinare significa raffreddore o bronchite
anche ad agosto. Prima di montare a bordo, ha notato che il casco era
regolato su una misura diversa dalla sua. “Hai portato qualcun altro!?”
“Beh, sì, certo. Una donna,” ho risposto, inventando storie di amiche
settentrionali in costiera, “d’altronde tu ed io siamo solo amici;
quindi mi è ben lecito, non ti pare?”

Arrivati alla nostra prima destinazione, abbiamo rintracciato il
resto della compagnia: due amiche bruttine mai viste prima (Brutte!
Brutte! Ayuuuuto, via, via, fuzzire! Kattiva Teresa, dizeva seryo ke
basta amike belle, uffi uffi, io pianzyo!)
, e lo schiavetto, un tipo
simpatico ma un po’ troppo gentile (che infatti in quel circolo,
profetizzo, non scoperà mai; foss’anche con le bruttine). Non mi
dilungherò troppo, limitandomi ad esporre pochi aspetti
fondamentali.


  1. Finché le sarà possibile, eviterà di farmi rivedere Elvira. “Ma come,” ho
    obiettato, “non che m’interessi – comesichiama, Elvira? – ma se tu e io
    siamo solo amici, dov’è il problema?”. E lei, senza pudore: “sono gelosa
    anche degli amici”. Precisando ha aggiunto: “poi va a finire che non mi
    chiami più…”. Ma io ho risposto, rassicurante: “Io non dimentico mai
    gli amici. O le amiche. Tu poi sei così speciale… Elvira dovrebbe
    farsene una ragione; dopotutto io ti conosco da prima di lei” – Teresa
    sorrideva soddisfatta – “e poi se non ci fossi stata tu, dico per
    ipotesi, Elvira non l’avrei neanche incontrata, non ti pare?” – Teresa
    ha continuato ad annuire con aria d’approvazione fino alla mia stoccata
    finale: “E poi la mia donna non deve mai osare dirmi chi posso
    chiamare e chi no. Neanche se la mia donna fossi TU.” Sulla parola tu ha smesso di sorridere.


  2. Per tutto il tempo mi è stata praticamente incollata,
    appendendosi fiera al mio braccio quando si trattava di difendersi dagli
    infidi sanpietrini (con quei tacchi era in difficoltà) e irritandosi se
    scrivevo un sms. Ha parlato molto di sé, descrivendosi come passionale e
    serissima, capace di amore eterno e molto, molto selettiva. “Quando esco
    da sola con un uomo,” ha specificato, “significa che c’è grande
    interesse, altrimenti nisba.” (uh, interesse! kebbello! Vuol dire ke
    mi fa zyokare? Zyokyamo shi shi?)
    (a cuccia, Juanito.) “Con te,”
    continuava, “c’è un grande legame mentale, spirituale, che è anche più
    importante di una rapida e forse effimera attrazione fisica.”
    (kekkazzo dize, uh? non kapisco, ghé, ghé…) (non mi distrarre.
    ti spiego dopo.) “Non mi concedo facilmente, ma quando mi concedo…”
    suggeriva ammiccante, “… è per sempre.” (uno sgradevole brivido gelido mi ha percorso la schiena).

    Passeggiando abbiamo incrociato Alessandra, che era con un’amica sua, e io l’ho
    salutata con calore. Ho avuto l’impressione che Alessandra fosse
    leggermente imbarazzata e avrebbe preferito far finta di niente, ma a me
    ha fatto davvero piacere riabbracciarla. Teresa non ha gradito e un “chi
    era quella?” l’ha tradita. Io sincero: “Una mia ex.” E, just in case:
    “si voleva sposare un po’ troppo presto, quindi abbiamo chiuso
    consensualmente. Non credo sia ancora sposata, però.”



  3. Al ritorno Teresa aveva freddo, ovviamente. Ha accettato con
    gratitudine il mio giubbino, “ci troverai il mio profumo, dopo”. S’è
    abbarbicata a me per tutto il percorso “avrai freddo in maniche di
    camicia, eh? È solo per questo ti abbraccio…” Sia come sia, giunti a
    casa sua indugiava e non voleva allontanarsi subito, come se si
    aspettasse qualcosa. Qualcosa che non c’è stato. E che a questo punto
    non ci sarà più. Peccato, Teresa; troppo tardi.


Prima di accomiatarci, mi ha preannunciato una cena a casa sua che
organizzerà in data da destinarsi, e mi ha chiesto se il prossimo fine
settimana andiamo insieme a una
sagra
che le interessa. In sintesi, il
mio F-detector mi dice che lei è pronta a elargire la sua F a patto di
assurgere al ruolo di F. Forse si è decisa perché ha capito (ha
veramente le antenne) che le mie attenzioni sostanziali si sono ormai
affievolite, nonostante le attenzioni formali rimangano vive. Ora sa che
le amiche carine sono delle rivali per davvero (non quelle due
purpe di ieri: io intendo Elvira o simili). È per questo che me
ne tiene lontano; altro che “gelosa degli amici”.

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