<!– Dialoghi e monologhi –>

Un’ammissione candida e non edulcorata:
molti uomini ragionano col pene.
Numerosi epiteti in giro per il mondo riflettono
questa fondamentale verità;
nella nostra lingua,
testa di cazzo n’è il prototipo,
ma non mancano espressioni avverbiali come
a cazzo (di cane)
che indicano un’azione intrapresa
senza opportuna riflessione o pianificazione,
ragionando esclusivamente con la “seconda testa”.

Per amor d’equità, va detto che
molte donne hanno un problema simile.
L’aggettivo “isterico”, non a caso
declinato più spesso al femminile,
viene dal greco hysteros: utero,
e significa etimologicamente “uterino”.

La maggior parte degli uomini si accorgono
di ragionare col pisello. Si rendono conto che
non è bene: i comportamenti che ne derivano sono spesso,
per usare un termine tecnico, comportamenti del cazzo.
Alcuni uomini, forse più evoluti, superano il
bicameralismo mentale
inconsapevole e danno apertamente voce a
entrambe le coscienze
in forma dialogica.

Quasi tutte le donne, invece, pur consapevoli
che l’influenza isterica (in senso greco) degli ormoni
ha spesso la meglio sul proprio comportamento razionale,
non se ne curano: non riescono o comunque non desiderano
contemplare la propria femminilità istintiva come
un qualcosa di separato dal sé razionale.

Nelle parole di Vera: “Lei è come se fosse una
gamba, una mano. È una parte di me; non ha un pensiero separato
dal mio”. Al contrario dei dialoghi di Juanito, quelli della
vagina sono monologhi. La vagina È la donna;
il pene è invece parte dell’uomo diversa dal sé, spesso
antagonista. Non è un caso.

Lo so, si tratta di psicologia da baraccone del luna park: il tipo
di affermazioni su cui hanno basato la propria fortuna
persone come Alberoni.
Il fatto che siano affermazioni ovvie non le rende meno valide
statisticamente. Va da sé che c’è abbastanza variabilità individuale
da rendere ogni donna una possibile eccezione, se non altro parziale.

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