<!– Equilibrismo estivo II –>

Mi procuro menta e limoni biologici con delle forbici e una
sedia. Nel bauletto della moto infilo anche 1 kg di zucchero di
canna e una bottiglia di rum scuro decente (Pampero). Passo da
Teresa che mi aspetta già seduta fuori casa. In nero, scollata (ghé
ghé)
. (Yeah). Andiamo da Elvira, che ha organizzato
una cena. C’è anche la Filosofa Chiattoncella.

“Resta un po’ con noi; bevi qualcosa, Pedro!” mi fa la padrona di
casa, vestita scollacciata con i fianchi e l’ombelico in bella vista.
Pedro sorride e beve qualcosa. Aggiunge: “posso improvvisare un mojito
se vi va; per caso mi trovo un po’ di menta e limoni freschi. Se ci
fosse un po’ di ghiaccio tritabile… Elvira?” Ma Elvira non ha
ghiaccio, pfui. Pedro rifiuta di preparare alcunché senza ghiaccio.

Lascio Teresa soddisfatta perché non ho parlato molto con la Filosofa
(ero impegnato a flirtare con Elvira). Lascio Elvira a cui senza dubbio
si sta umidificando la patonza, almeno a giudicare dagli sguardi che mi
lancia. Sussurro a Teresa: “ci vediamo dopo, allora; tanto qui mi sa
che finisce presto.”

Mi dirigo da Emma, alla cena. Mi accoglie insieme alla padrona di
casa. Piersilvia è un po’
dimagrita e parecchio abbronzata. Si può guardare senza conati, ma siamo
lontani dalla commestibilità. È accompagnata da un bel giovane, troppo
giovane per lei, che poi mi dicono essere gay (incredibile! Non sembrava
proprio). La prima frase che Piersilvia mi dice è “ma non ci sei mai su
MSN?”. Ricorda benissimo l’indirizzo (vero) che le diedi. Me ne
meraviglio: ci ha provato davvero! Io online ci sto abbastanza, ma non
mi è mai arrivata la sua richiesta di autorizzazione. Boh.

Arrivano paccheri zucchine e gamberi. Bucatini al forno con provola.
Barbecue di salsiccie e costatelle. Parmigiana di melanzane. Vino rosso
con le percoche, freddo comme il faut. Alici fritte. Non ricordo più il
resto. Ho perso i sensi molto prima dei profiteroles. In realtà ho
soltanto spizzicato. Dopo un’oretta telefono a Teresa e le confermo la
presenza di Piersilvia. Teresa e Piersilvia si amano poco; Teresa vuole
venire per far schiattare la rivale, che dopo i maltrattamenti
effettivamente ha preso una passioncella per me (torrema, torrema!). “Tu fai vedere che hai occhi solo
per mee…”, suggerisce. “Sì, ma per essere più credibile, tu fatti
mettere un po’ le mani addosso; sarò decente”, ribatto. Sgrana gli occhi
ma tace. Peccato non ci siano donne commestibili da rastrellare.

Dopo una mezz’oretta Teresa mi richiama: è pronta. Ho la moto chiusa
dentro e la padrona di casa è fuori. Nadia, quarantenne piacente, mi
offre la macchina, una bella tedesca. Ringrazio e vado. Prendo su
Teresa, torniamo da Emma & co. Piersilvia è effettivamente incazzata
come una seppia; se ne va dopo pochi minuti senza neanche salutarmi.
Tutti invocano mojito. Inizio a sfornarne in quantità, aggiustando il
tiro con l’alcol dal terzo in poi. L’allegria si diffonde. Però tutto
finisce, prima o poi. L’assemblea si scioglie. Teresa, eccitata dalla
prospettiva della moto, suggerisce un giretto fuori percorso. Acconsento
di buon grado.

Mi porta in un locale all’aperto dove ero stato una sola
volta, in collina. Sono le due e la serata è in fase calante. Troviamo
Piersilvia (Aha! Perfida Teresa; conosce i suoi polli, però); troviamo
uno spasimante di Teresa al quale lei non manca di spiattellare in
faccia che non esce mai sola con un uomo, a meno che non si tratti di
persone veramente speciali. Mi guarda mentre parla.

Trovo una mia amica carina che saluto distrattamente (sto giocando a
“cavaliere della bellissima dama”), trovo un altro amico onnipresente.
Trovo un sacco di gente che non mi aspettavo, compreso un DJ che ho
conosciuto a un concerto un paio di settimane fa. M’invita a suonare
qualcosa: c’è un piano elettronico montato e funzionante. Cincischio: la
prospettiva di una performance di piano solo così fuori contesto
m’attira assai poco. Teresa, che ha ambizioni canore e non è neanche
proprio male-male, mi guarda con gli occhioni e dice che se la faccio
cantare sarò felice anch’io. Le credo.

First I was afraid, I was petrified, and thinking I could never
live without you by my side…
la tonalità l’ho acchiappata al volo:
“intonami nell’orecchio, svelta!” Ha! Sol minore. Brava però a non
confondersi con tutta quella gente. Ha una bel senso scenico la bimba.
Poi si lamenterà che “però era un poco bassaaa…” Ah, davvero? La
prossima volta ricordati: la vuoi in la minore, o forse si b minore.

Effettivamente ora Teresa sprizza felicità e gratitudine da tutti i
pori. Ha avuto numerosi piccoli trionfi grazie a me. Ha primeggiato fra
quelle che chiama le amiche-nemiche (la Filosofa ed Elvira); ha fatto
schiattare di rabbia la poco amata Piersilvia, due volte in una sola
serata; si è mostrata ad un pubblico di “stangone bionde di un metro e
ottanta” (le uniche donne che veramente la intimidiscono) cantando
decentemente un pezzo non semplice accompagnata da un musicista vero e
non da una base di karaoke. Non credo che potrò mai renderla più felice
di così.

Appena saliamo in moto mi abbraccia. È molto a suo agio e molto
affettuosa. Quasi si struscia. Mi turba. Metto a tacere Juanito con una
minaccia neanche tanto velata; unico motivo per cui non si legge più di
lui da qui in poi. Guido piano, parliamo. Lei è ammorbidita, forse
umida. Ammette che le amiche-nemiche sono delle sprovvedute, e non delle
maligne. Dice che Elvira esce “con chiunque le capiti a tiro” e la
critica con superiorità. Io invece la difendo e rifletto su come diavolo
procurarmi il benedetto numero di Elvira senza innescare una guerra
termonucleare. Il discorso si sposta su noi due. Dice che sta bene con
me. Dico anch’io, specialmente perché ormai non ho più alcuna mira su di
lei. Mi chiede: “e se ti abbraccio così?” e mi abbraccia morbidamente,
sfiorandomi la pancia con le mani. “Stimolo fisico”, rispondo. “Solo
fisico?” chiede lei. “Ormai sì”. Lei non dà segno di aver ricevuto un
colpo. Sono contento.

Advertisements