<!– Disboscare, disboscare, e mostrar le chiappe chiare –>

Io apprezzo tantissimo l’acconciatura intima accurata. Se le donne avessero
per tutti i peli del corpo metà dell’attenzione maniacale che hanno per i
capelli, il mondo sarebbe un posto migliore. È bellissimo trovare una passerina
che non ha né un orrido cuscino aggrovigliato stile King Kong, esteso dalle
ginocchia all’ombelico, né la disordinata crescita random qui più fitta, lì più
rada (anche detta “a come cz va”, anche se ovviamente non sto parlando di cz ma
di fg) né altri orrori indicibili. Quando scopro una pettinatura carina, che si
capisce che è fatta apposta, mi sciolgo dall’eccitazione: penso che lei si è
curata amorevolmente, magari pregustando l’effetto che avrebbe prodotto su di
me. Penso che lei ci tiene e lo sa che certe cose sono importanti. Penso che
probabilmente, se tanto mi dà tanto, è una che ci sa fare di brutto. Insomma, mi
piace.

Anche senza condividere i miei livelli di fissazione, che probabilmente
sfiorano il feticismo, oggi la stragrande maggioranza delle donne le ascelle se
le depila. Me le ricordo le ragazze e le donne coi peli sotto le braccia quando
ero un bimbo rattusiello: mi turbava e mi confondeva la vista del pelo
femminile. Forse era perché immaginavo altra peluria, più rara da vedere; o
forse per me, che pur avendo la libido ipertrofica da giovane adulto ero ancora
immaturo fisicamente e quindi glabro come un lombrico, quella florida vitalità
tricologica era segno di femminilità compiuta. L’ascella pelosa ha cessato di
essere socialmente accettabile in Italia quando io ero ancora un bambino, e al
giorno d’oggi sul pelo ascellare grava uno stigma universale – perfino in
Germania, paese che è stato negli anni 80 l’ultimo avamposto del ciuffo
femminile da canottiera. Quindi oggi le ascelle sono lisce; bene.

A tutt’oggi permane però il problema dei peli delle gambe. Anche
quando non si vedono, si sentono. Cz, se si sentono. Qui al meridione non
mancano esemplari, pur fascinosi, dotati di pelo forte. Quei polpacci, se
incontrati in una certa finestra temporale nefasta (diciamo 5-7 giorni dopo
l’ultima estirpazione) sono capaci di rasparti via l’anima e lasciarti escoriato
quando azzardi una carezza. Santi Gillette e Wilkinson, aiutatemi voi.

Una volta mi è capitata un’esperienza tragicomica. Una mia amica di lungo
corso finalmente capitola di fronte alle mie insistenti avance. Non ci speravo
neanche più e invece qualcosa scatta in lei; forse le mie parole schiette, forse
il mio sguardo carico di desiderio, forse la consapevolezza del fatto che era
probabilmente l’ultima occasione che avevamo; insomma, ha detto di sì. Io
emozionato inizio a baciarle il collo, le spalle. Lei geme felice (lo sapevo che
le piaceva, cz, lo sapevo! la capisco troppo bene sta donna), le abbasso le
spalline, le slaccio il reggiseno (urrà, facile! Con una mano sola, HA!), e
quando arrivo al seno i suoi capelli mi solleticano le labbra. Mi scosto, mi
riavvicino. Ancora maledetti capelli… corti però. Mi riscosto, sputacchio
senza farmene accorgere, splut, splut. Riapproccio il capezzolo quasi
cilindrico, stretto e lungo, eretto ed appetitoso con quella forma insolita così
simile a quella della sua padrona (anche lei è stretta e lunga). Ancora i
maledetti capelli. Splut, splut. Tranne che non sono capelli. Sono peli. Questa
ha più peli intorno ai capezzoli di quanti ne abbia io. Ritorno mesto al collo e
alle spalle, che per fortuna sono sgombri da arbusti e rovi. Forse era per
questo che voleva la luce spenta? A me la luce spenta non va proprio giù (che
noia! Un po’ di feedback visivo è importante), ma da quel giorno sono
addirittura diffidente con le tipe che “spegni la luceee”. Altro che luce: qui
ci vuole il napalm per disboscare. Tacerò sulla situazione vegetativa che ho
trovato più in basso. Meno male che Juanito mi ha dato man forte.

Quest’amica, che chiamerò la Pelosa Insospettabile, è appunto insospettabile.
Non ha in faccia un solo pelo fuori posto. Un accenno di baffetto, che so, una
basetta leggermente troppo lunga. Niente, nil. Anche le braccia sono come quelle
di Elena di Troia: bianche. Lisce. Poi quando vai al sodo, dal collo escluso in
giù è una gimkana. Cita l’amica di Tarzan le fa un baffo. Un baffo? La rasatura
integrale dovrebbe farle, altro che storie. Eccheccazz.

Cioè, dico io, fatevi le cerette. Alcune dicono che le cerette fanno male.
D’accordo, ci credo: neanch’io me le farei, almeno non nei punti sensibili.
Altre invece sono stoiche e si cerettano dappertutto: brave. Per le non stoiche,
che ripeto hanno la mia comprensione: usate il rasoio. Il fatto che i peli
crescano più spessi e forti se vengono rasati è un mito, nel senso di
mitologia, panzane, capronate, fole, castronerie. Informatevi, magari
consultando fonti neutrali; e il foglietto illustrativo nella confezione della
ceretta non è da considerarsi una fonte neutrale.

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