<!– How to say “NO!” –>

Juan, anche se abbastanza stanco e in generale poco amante dei locali
chiassosi, si fa convincere dai suoi soci a passare in questa discoteca dopo
cena. “Giusto il tempo di un cognac e ce ne andiamo a dormire”, promettono. Hm,
OK, non c’è motivo di essere asociale.

Per entrare in discoteca, Juan viene perquisito ma non minuziosamente. È
chiaro che per i buttafuori ha l’aria innocua ed è il benvenuto. Si avvicina al
banco per ordinare. Il bancone straripa di ben di dio – ragazze nel fiore degli
anni e apparentemente non troppo timorate di dio. Just right. Una di loro nota
Juan fra gli altri (pochi) uomini presenti e s’avvicina. “Come ti chiami?”
“Juan, e tu?” “Io sono Jenny”. 23-24 anni massimo, 176 cm per 58-60 kg (a
occhio), capelli biondi, mossi. Occhi come una finestra sul paradiso, di quelli
che se non stai attento ti perdi. Culetto da urlo; ma che ne parlo a fare?
Juanito sobbalza e il suo schema di attività neuronale segue percorsi caotici
(gnik, gnik! GUA GUA GUA GUA!! ghé ghé ghé ghé! Slurffff!! Gnyam!!)

Jenny ha tutta l’aria di un’entraîneuse. Non dico che sia per forza una vera
mignotta (anche se il phisique du role ci sarebbe tutto), ma comunque
l’idiosincrasia di Juan per le professioniste si estende alle entraîneuse e a
tutte le specialiste dell’intrattenimento per adulti. La gelosia non c’entra: se
penso che lei non si sta divertendo e lo fa per altri motivi, smetto di
divertirmi anch’io.


Je: Cosa fai qua?

Ju: Lavoro.

Je: Che tipo di lavoro?

Ju: Un tipo di lavoro che non capiresti anche se te lo spiegassi.

Je: Ti piace qui?

Ju: Sì.

Je: Che ne dici se beviamo qualcosa insieme? (ha una birra di fronte a
sé)

Ju: Beh, perché no? Sto ordinando un cognac.

Je: (fa la mossa di ordinare per me)

Ju: Sono capace di ordinare da solo, grazie. (Sorridendo). (Chiamo il
barman e ordino un cognac che non costa 50$ al bicchiere)

Je: E me lo offriresti un drink anche a me?

Ju: Non ti va la tua birra?

Je: No, ora ho voglia di qualcos’altro.

Ju: Aha. Hai voglia. Anch’io ho voglia di qualcos’altro (squadrandola
con Juanito che preme, senza nascondere ciò che sarebbe comunque evidente)

Je: Allora me lo offri questo drink?

Ju: No, no. Certo che no.

Je: No? (stupita) E perché?

Ju: Perché sono molto, molto cattivo. Un pessimo ragazzo. Quando una
donna mi chiede qualcosa rispondo sempre “NO!” (urlando il no)

Je: Uh, oh. (delusa)

Ju: Guarda, puoi imparare anche tu. Ora ti chiedo una cosa; tu, mi
raccomando, rispondi “NO!” (sempre urlando il no). Chiaro?

Je: (un po’ perplessa; forse pensa che ci sia un problema linguistico e
non ci stiamo capendo) uh, hm…

Ju: Senti Jenny, ora mi bevo il mio bel cognac e me ne vado a nanna.
Vuoi venire a casa con me che ci divertiamo un po’?

Je: NO! (sorridendo, ora l’ha capito il giochetto)

Ju: (Sorriso a 32 denti) Ecco, bravissima. Impari presto! Ciao!

Mentre sto ancora bevendo, Jenny torna alla carica e mi dice “Hey Juan, ti
faccio conoscere il mio amico Martin, vuoi?” e si presenta con un tipo che mi
sta subito simpatico e un po’ mi assomiglia anche fisicamente.


Ma: Ciao, io sono Martin, vengo di Germania. Tu?

Ju: Ciao, io mi chiamo Juan, sono españolo. (da quando abbiamo il primo
ministro che abbiamo, evito di rivelare le mie origini ad altri europei se non è
proprio indispensabile; poi mi trovo a indossare una maglietta scritta in
spagnolo, quindi la risposta è quasi obbligata)

Ma: Kvanto tempo è ke sei kvi in città, Juan?

Ju: No há molto tempo che arrivé aki. Ma non è tampoco la primera vez.

Ma: Conosci già kvesto night-klub?

Ju: No, questo clube È la primera vez. A proposito, posso
chiederti una cosa, Martin?

Ma: Certo ke si…

Ju: Queste chicas al bancon, sono tutte miñotas o soltanto
entrenosas?

Ma: Né l’uno né l’altro. Sembra ke loro sono puttane, ma in realtà si
tratta di ragazze normali. Kvasi tutte studentesse.

Uscendo dal locale, saluto Jenny che fa ciao ciao con la manina e divertita
lancia un gridolino: “NO!”.

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