<!– Eliza –>

Ho conosciuto Eliza tre anni fa. Ero con un gruppo d’amici in un famoso
locale del centro, di quelli un po’ costosi. Eliza mi ha avvicinato sorridendo e
mi ha fatto una proposta. Ho rifiutato ma con gentilezza: mi ha colpito il suo
sorriso. Qualche tempo più tardi ci siamo incontrati di nuovo in un altro
locale. Io l’ho intravista da lontano; chissà se lei ha visto me. Fatto sta che
si è comportata come se non mi avesse notato.

L’ultima volta che le nostre strade si sono incrociate è stato pochi giorni
fa, nello stesso locale dove ci eravamo visti la prima volta. Io pensavo ai
fatti miei e parlavo con un amico; mi sono sentito sfiorare il braccio e ho
percepito il tocco delicato di una donna. Mi sono girato incuriosito,
prefigurandomi un’amica tirata a lucido, e invece era lei: Eliza mi aveva
riconosciuto di spalle e si era avvicinata con delicatezza, quasi di
soppiatto, per salutarmi. Mi è saltata al collo e mi ha baciato. Sono rimasto
molto stupito che mi abbia riconosciuto, e di spalle addirittura, e sia venuta a
salutarmi con tanto trasporto.

Quando l’ho vista la prima volta, Eliza era una bambina o poco più. Vende
fiori in giro per il centro. È stata una sorpresa trovarla così cresciuta in
pochi mesi: ormai mi arriva alle spalle. Nonostante oggi sia parecchio più alta,
non è ancora un’adolescente. Ho ripensato a quella volta, tre anni fa, quando le feci due o tre foto con
il mazzo di rose in mano. Lei chiamò prima il fratellino, poi le cuginette:
“venite venite, che questo signore ci fa le foto!”, così ho dovuto fotografarli
tutti per non far dispiacere nessuno. Arrivò la madre, forse chiamata da
qualcuno dei figli. Mi chiese di vedere le foto; mentre le guardava, gli occhi
le brillavano per la gioia. Allora mi misi a fare altre fotografie ad Eliza,
stavolta insieme alla madre. La signora si scherniva: “ma no, no, ma cosa fa?” e
intanto si aggiustava i capelli. Ricordando quell’episodio, il mio stupore per
il comportamento affettuoso di Eliza si è trasformato in commozione.

Sono uscito dal locale per prendere un po’ d’aria e lei era poco lontano.
Mi ha fatto segno sorridendo: vieni, vieni! Era con un’altra bambina più giovane
di lei, forse una delle cuginette delle foto; anche l’altra bambina sorrideva.
Da lontano ho giocato un po’ a fare il prezioso gesticolando: come faccio a
venire? Non posso; i miei amici mi reclamano… Intanto sorridevo con la faccia
furbetta. Alla fine di questa pantomima le ho raggiunte e ci siamo messi a
chiacchierare un po’. Lei mi ha chiesto dei miei orecchini, io le ho chiesto se
va a scuola. Lei mi ha chiesto se ho una F (forse mossa dall’interesse
professionale di appiopparmi una dozzina di rose?), io ho detto di no e le ho
chiesto quanti anni ha. Abbiamo continuato così per un po’ e ho scoperto che ha
quindici anni, anche se ne dimostra solo undici-dodici. Quindi tre anni fa
ne aveva già dodici, nonostante l’aspetto da bimba di scuola elementare. A
scuola ci va, ma di pomeriggio: la mattina dorme, la notte va a lavorare.

Le ho detto che entro un anno sarà una ragazza bellissima e tutti i ragazzi
le correranno dietro. “Perché dici così?” “Perché i ragazzi corrono dietro alle
ragazze belle, e tu sei davvero bella.” Mi ha ringraziato dandosi un tono da
donna fatta, come se io fossi già uno di quei futuri ammiratori. Facendole
l’occhiolino le ho detto che mi servivano urgentemente tre rose per certe amiche
che erano dentro al locale. Le ho pagate senza discutere il prezzo, anche se era
chiaro che era stato gonfiato a sproposito. Le tre rose ancora sopravvivono, in
un bicchiere.

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