<!– Trucco cellulare –>

La mia amica Nora è una cantante abbastanza nota e mi ha fatto conoscere
alcuni fra i migliori musicisti disponibili in zona. Qualche anno fa aveva
parentele altolocate, ma anche oggi che il clima politico è cambiato conosce
ancora un sacco di gente. Ha pensato bene di sfruttare un paio delle sue
conoscenze per farsi un po’ di pubblicità. Un autore televisivo (che è la prima
conoscenza), su richiesta di Nora ha trovato il modo di farla comparire in una
trasmissione di varietà accompagnata da una band di musicisti locali. Ospite a
sorpresa: un misterioso pianista straniero (che è la seconda conoscenza).

Insomma, dopo le prove che ho imposto a tutti come condizione necessaria per
la mia partecipazione (il pianista straniero è un bel rompiscatole, avranno
pensato tutti), andiamo a registrare la trasmissione. Sono colpito dalla
presentatrice. Si tratta di una donna intelligente e piuttosto attraente di nome
Rita che, scopro con piacere, parla un inglese adeguato. Avevo visto le sue foto
in un settimanale e l’avevo già notata persino in un mare di bellezze assai più
giovani di lei. Dice di avere trent’anni ma secondo me ne ha di più: il collo,
severo ma affidabile indicatore dell’età femminile, la colloca fra i 30 e i 40,
così come certe lineette ai lati degli occhi che il trucco di scena nasconde ma
non elimina.

Dopo la registrazione mi metto a chiacchierare con lei, che è gentile e
sembra ben disposta. Accenno al fatto che non mi dispiacerebbe incontrarla
qualche altra volta. Mi dice che in serata sarà con dei colleghi e altri amici
in un certo locale in periferia: potrei raggiungerli, suggerisce, magari in
compagnia. La sera stessa quindi precetto Nora, invito un po’ di amici italiani
e andiamo tutti in questo locale.

Rita è seduta a un tavolo da quattro. Con lei, un’altra donna (anche lei yum-yum) e due tipi che non mi piacciono per niente; probabilmente stranieri. Altro
che “colleghi e altri amici”. Le donne, pfui. Mi accosto e saluto, ma
l’accoglienza gelida dei due scimmioni non m’ispira granché, quindi ci sediamo a
un tavolo vicino. Siamo in sei: quattro uomini e due donne. Dopo un po’ di tempo
e un paio di drink, siamo tutti lì che scherziamo e ridiamo in italiano, a voce
abbastanza alta com’è normale per gli italiani. Nora, che parla bene la lingua,
partecipa, anzi quasi monopolizza la conversazione. Lei siede fra me e un mio
amico che le fa il filo; la perfida gli dà i tormenti e fa finta di non avere
occhi che per me anche se, essendo una collega, è off-limits e lo sa: è proprio
che le piace fare l’allumeuse. Mi piace osservarne
una al lavoro essendone non vittima ma complice. Dall’altro tavolo, l’amica di
Rita lancia sguardi incuriositi mentre Rita fa finta di niente e raramente
risponde quando le flasho un sorriso: uno degli scimmioni la marca stretta. A un
certo punto, non sapendo cosa fare, le faccio un cenno fugace tenendo in mano il
mio telefonino. Mi sembra che lei annuisca con gli occhi, ma forse è soltanto
un’impressione.

Poco dopo Rita si alza e lascia il tavolo. Lo prendo per un segnale e faccio
lo stesso. In preda a una facile intuizione, mi dirigo verso la toilette; ma
lei, ch’è partita in vantaggio, è già al sicuro in quella delle donne. CzzMrd.
Mentre sto valutando il da farsi, lei viene fuori, mi guarda e senza una parola
mi ficca in mano un foglietto. C’è scritto sopra RITA 555-1234567. Si allontana
rapidamente. Quando torno al tavolo, Nora che la sa lunga mi fa: “allora, Rita
ci sta?” (ma chiamandola per cognome). Io la guardo con aria interrogativa-innocente: “Come? Chi?”. E lei ridendo: “Juan, Juan! Credi che io sia tanto
ingenua?”. Io non rispondo, ma la invito a brindare percuotendo leggermente il
suo bicchiere col mio, che in questo momento è decisamente mezzo pieno.

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