<!– Trip Trap –>

Mi è piaciuto il racconto Trip Trap, di Ian Rankin, tratto dall’antologia Beggar’s Banquet. Mi è piaciuto per almeno due motivi.


  • 1. Sono un amante del genere. Questi noir con atmosfera crepuscolare e dialoghi frizzanti sono per me proprio come lo champagne. In particolare, adoro Rankin, il suo ispettore John Rebus e la sua Edinburgo. Se nei romanzi vengono fuori i personaggi più caratterizzati e le atmosfere immersive, in un racconto basta una sola idea.


  • 2. Nel racconto Trip Trap in particolare, l’idea di base è
    d’argomento enigmistico. Viene menzionato un cruciverba di quelli
    con definizioni cosiddette “criptiche”. Nei paesi di cultura anglosassone, i cruciverba sono diversi dai nostri e spesso richiedono per la soluzione uno spirito da vero enigmista. Indovinelli, assonanze e altri simili meccanismi abbondano.


Nel cruciverba galeotto, la definizione è “In part can be deadly”, la risposta è trap (trappola), anagramma di “part”, che può effettivamente essere mortale.
La soluzione di questa definizione è un prerequisito perché Rebus risolva il caso. Il meccanismo solutorio del caso poliziesco si basa su un cambio di vocale e un bisenso: “trip” significa non solo “viaggio/viaggiare”, ma anche “inciampare”. Well done, Ian.

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