<!– Il fiore che non colsi –>

Ieri sarebbe stato troppo facile approfittare della situazione e far felice il mio amichetto scalpitante. Teresa mi ha raccontato del suo “brutto momentoo“. La
poveretta è stata oggetto di attenzioni da parte di un poco di buono. Il
malamento in questione, che come malavitoso di per sé è una mezza
calzetta, è vicino a persone che sono davvero dei poco di buono. Dopo essere stato ripetutamente respinto da Teresa, costui con lusinghe e grandeur camorristica ha “comprato” tutto l’entourage che la circonda, comprese le sue amiche-nemiche (fra cui Elvira e la Filosofa Chiattoncella) e un paio di tipi semisquallidi che orbitano intorno a loro.

Teresa, che nel bene e nel male non è persona da mezze misure, s’è incazzata con gli pseudoamici perché, blanditi e forse intimoriti, comprensibilmente tendevano a minimizzare. “Che sarà mai?” “Quieto vivere” “Un saluto di circostanza e basta”. Il malamento ha incominciato a starle addosso pedinandola, cercandola (e trovandola) in tutti i locali giusti e spargendo la voce che “chi la tocca se la deve vedere con me”. A un certo punto si è messo a farle la posta davanti casa tutte le notti.

Ormai delusa dagli pseudoamici smidollati, Teresa non aveva persone con cui confidarsi o sfogarsi tranne l’Amica Innominabile e me. Però l’Amica Innominabile, poverina, aveva ed ha problemi seri per conto suo; io invece ero lontano. Allora Teresa si è rivolta ai carabinieri; un maresciallo l’ha calmata e ha fatto un paio di telefonate, sfociate il giorno seguente nella convocazione del cattivone, che però ancora non demorde del tutto.

Il racconto si è dipanato rivelando dettagli interessanti: Elvira chiede sempre di me, ma Teresa glissa. Anche la Filosofa Chiattoncella chiede di me, ma sa di non avere speranze. Elvira ha organizzato una cena cercando di invitarmi, ma non aveva il mio numero; Teresa, sollecitata esplicitamente ad estendere a me l’invito, le ha ribattuto che ci teneva a me e voleva incontrarmi da sola prima che con tutta la compagnia. Che pollastra, Elvira. Fosse stata un pochino più sveglia (bastava una mossa alla Rita, per intenderci), le cose sarebbero andate diversamente.

Tenendosi sul generale e per carità, senza riferimenti ai presenti, Teresa ha detto che a volte pensa di essere un po’ stupida perché quando il sentimento è forte ha paura d’imbarcarsi in un rapporto. Ha detto che anche se è così curata e glamour in fondo vuole solo le cose più semplici. “Per esempio, cosa?” ho domandato. “Un uomo che mi fa sentire sicuraa, che mi sa rasserenare, che mi sa soddisfaree… in tutti i sensii…”

Mentre mi raccontava queste cose cercava le mie mani, le stringeva. “Meno male che ci sei tuu…” Mi ha chiesto il permesso di abbracciarmi, l’ha fatto. Le volte successive non ha più chiesto il permesso. “Sono confusaa…” e mi stringeva le mani. E mi abbracciava di nuovo. Mi ha definito galantuomo; sì, proprio così, ha usato questa parola d’altri tempi. Io, che ho sempre desiderato scoparmela e basta, mi sono sentito una merdaccia. Ancor più merdaccia mi sono sentito per quello che penso (e quindi scrivo) di lei. Almeno in un paio di occasioni si aspettava che le mie labbra si posassero sulle sue; probabilmente è rimasta delusa che io non l’abbia fatto. Ma vale la pena diventare una merdaccia totale solo per farsi una scopata meravigliosa? (cebbisogno di kyedere? shemo shemo shemooooooooo vale la pena si si si si si sighhh sighh…)

Advertisements