<!– Tommaso il tombeur –>

Tommaso era un ripetente, anzi un pluriripetente. Forte della sua matura età e della sua automobile, che per uno studentello era una vera sciccheria, aveva fama – e credo sostanza – di grande tombeur de femmes, o come dicevamo all’epoca, di femminaiuolo.

Le sue tecniche seduttive non erano raffinatissime, ma certamente efficaci. La donzella prescelta veniva scarrozzata tutta la sera, fino a giungere quasi per caso in quel posto speciale, romantico, remoto e isolato in cima a un cocuzzolo di montagna, non frequentato da altri che greggi e coppiette.

Una volta fermata la macchina nella piazzola più panoramica di tutte, Tommaso tentava l’approccio soft, o almeno il più soft di cui era capace: un braccio si avvolgeva intorno alla fanciulla fremente, che poteva accettare l’abbraccio o ritrarsi. Nel primo caso, Tommaso andava in goal senza troppi scossoni, e poi ci raccontava compiaciuto: Azz, e tu te tien’ ‘a posta? E mo’ te chiavo propio! (Caspiterina! Non protesti? Che gioia, allora è fatta!). Nel caso invece che la malcapitata rifiutasse l’intimità, tentando
tapina di conservare un accenno di virtù, arrivava l’irresistibile dichiarazione d’amore di Tommaso, offerta con tutto il suo ruvido ma sincero savoir faire: Sient’, bella, mo’ o me fai chiava’ o t’a fai a ppere. (Luce dei miei occhi, se non vuoi concedermi la gioia più grande, facciamo una romantica passeggiata. Incamminati e aspetta che io ti raggiunga).

Ho sempre ricordato le imprese di Tommaso con un sorriso – o con un ghigno, se per caso le raccontavo a una piacente signorina mentre eravamo in automobile su una strada di montagna. L’altroieri una mia conoscenza – persona con l’età giusta per essere mio padre – mi recapita a mano un biglietto dicendo che il Signor Tommaso T., suo datore di lavoro in qualità di megadirettore commerciale di un’azienda che fattura importi a 7- 8 cifre, lo ha pregato di consegnarmelo.

Ciao Juan, ti ricordi Tommaso T., il tuo compagno di scuola? Sarebbe bello rivedersi e organizzare una cena. Questo è il mio numero, fatti sentire.

-Tommaso

L’ho chiamato oggi. La sua voce non è cambiata per niente: profonda, un po’ roca, con la T e la D leggermente retroflesse (all’indiana, per capirci). È sposato e ha due figli. E pensare che io speravo in una cena in quella bella trattoria in cima alla montagna, magari in dolce compagnia di qualche affascinante pulzella. Sic transit gloria mundi.

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