<!– Pappa, tocca, pappa –>

Ho portato da Teresa un pollo allo spiedo, patate al forno e una bottiglia di Nerello – rosso etneo che sembra quasi un novello (2007). Vederla mangiare di gran gusto con le mani è un piacere per gli occhi (‘a verità propio, pure pe’ mmé). Poi siamo passati a prendere X (l’Amica Innominabile), che in questi mesi è migliorata da tutti i punti di vista (meno male, mi preoccupavo un po’) e siamo andati tutti e tre dall’amico cineamatore, che stasera proiettava Non è un paese per vecchi. Teresa, X ed io l’avevamo già visto insieme, ma tanto siamo arrivati tardi e ci siamo limitati a spiluccare i due dolci: prima una torta semiasciutta con base di pasta génoise appena spalmata di crema di mandorle e ricoperta di noci, poi un tortino semifreddo al cioccolato con crema di zabaione. Squisita la prima, poco dolce e ideale per un tè pomeridiano; eccessivo il secondo, che per me trasudava zucchero.

Ho incontrato amici di vecchia data sposati, chi con un solo figlio appena arrivato, chi con un numero variabile di marmocchi che ho smesso di contare e di cui non ricordo i nomi. Ho incontrato i miei amichetti adolescenti, ma Teresa li guardava storto: per pararmi le chiappe, una volte le ho dovuto far credere che l’hanno impersonata su MSN.

Non appena Teresa ed io ci trovavamo soli, fiorivano intimità assortite, che era lei a cercare; io ero cordiale ma per niente espansivo fisicamente. Oh, quanto le piace appoggiare la testa sulla mia spalla e cercare le mie mani! Se poi le accarezzo un po’ i capelli mentre sta così va in estasi; secondo me sogna di essere lafhednatazadijuan e le parte la lubrificazione fisiologica. Purtroppo non sono in grado di assecondarla fino in fondo nel suo irreale sogno, ma se vuole una simulazione di fhenadazto un po’ più approfondita, non ha che da dirlo: se ne possono concordare le modalità.

Programma per la prossima volta: meno pappa e più tocca.

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