<!– Una spalla (diversa) su cui piangere –>

Teresa mi ha messaggiato, mi ha telefonato, mi ha chiesto un incontro faccia
a faccia (o vis-à-vis, come ama dire). Sembra che il suo persecutore sia tornato alla
carica, stavolta per interposta persona (un’amica intermediaria, che non conosco
e chiamerò LaRuffiana).

La cosa che turba Teresa è percepire ed ammettere che si sente comunque
attratta da lui. Ha bisogno di parlarne con me, dice. “Possiamo parlarne da
vicinoo…? Però forse mi metto a piangeree…”

Le ho detto con sincerità un po’ rude che rimarrà delusa se si aspetta da me
che la distolga dalle sue pulsioni suicide. Niente principe azzurro salvatore
che la prende e la porta via (è la
sindrome di Biancaneve,
per dirla alla Sufi).
Posso offrire le parole giuste, un po’ di prospettiva, un buon consiglio: Teresa
si dovrà accontentare di Juan nella sua versione “spalla su cui piangere“,
opzione che normalmente riservo soltanto alle donne speciali, e neanche a tutte.
Beh, mi accontenterò anch’io, che preferirei di gran lunga offrirle la versione
“paletto su cui consolarsi”.

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