<!– Colpa dell’aferesi –>

Ho conosciuto Gina
a una festa quasi in maschera qualche giorno fa. Abbiamo conversato
amabilmente senza troppo impegno. Ci siamo piaciuti abbastanza. O almeno credo; nel senso che io a lei sono piaciuto globalmente, mentre lei a me più sul piano intellettal-cameratesco che su quello fisico-emotivo. (Ma che vvai ricenno? Vire ca chella è na ddia e chiavata, so’ sicuro ca s’o fa mettere a tutte parti!) (Come sei prosaico oggi, mio focoso amico! Suvvia… da quando in qua la semplice disponibilità è un valore assoluto?) (ué, nun te capisco quanne parle difficile. ma che fai, me sfutte? nun ci’a faccio cchiù a ghi’ annanze a pugnette, ‘e capito o no?). Beh, vedremo.

Intanto ho usato Gina come esempio-spauracchio con Teresa: “C’è una che ho conosciuto quella sera, ricordi? Secondo me mi vuole scopare. Però io so dire di no; te ne sei accorta anche tu, eh?” E Teresa rosica e mi chiede se la tipa mi ha chiamato. Io ho sempre detto di no, senza mentire.

Per ora c’è un piccolo sviluppo di quella serata in quasi maschera: m’è appena arrivato sul telefonino un messaggio simpatico.


ciao.juan.mi.piacereb
be.rivedere.un.uomo.c
he.parla.dell.aferesi
.domani.torno.da.roma
.e.passo.per.napoli..
se.ci.sei

Questo messaggio mi sa che a Teresa glie lo faccio vedere. Domani però non ci sono; poi lunedì parto e rimango fuori per qualche giorno. Al mio ritorno è praticamente Natale, quindi più o meno nisba. Dopo Natale ho altri impegni che mi rendono indisponibile fino a metà gennaio. Pfff, che faticata. “Neanche il tempo di pisciare”, si dice a volte con locuzione raffinatissima. “Né quello per organizzarsi una scopata”, dico io. E non parlo solo di Gina, sigh.

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