<!– Rowling vs. Pullman –>

Durante la mia ultima puntatina al di là della Manica, non ho saputo resistere al richiamo di un’offerta speciale. La scusa era che “posso sempre regalarlo”. Si tratta di un librettino di J. K. Rowling in vendita a sole 4.75 sterline, con l’addizionale omaggio di un altro romanzo magico per ragazzi in lancio promozionale (il libro in omaggio è il primo di una nuova trilogia d’impianto affine [1]). “The offer won’t last forever”, suggeriva mellifluo il commesso, “there aren’t but a few free copies left”[2]. Secondo me i commessi di Borders vanno a percentuale.

L’ultima fatica della signora J. K. s’intitola The Tales of Beedle the Bard e contiene cinque esili favolette dal sapore classico, commentate dal prof. Albus Dumbledore. I riferimenti potteriani non sono molti, anche se i lettori più attenti ricorderanno che proprio questo era il libro regalato dalla buonanima di Dumbledore alla signorina Granger in Deathly Hallows.

Beedle the Bard non aggiunge niente di nuovo al mondo della Rowling, del quale è un’appendice poco significativa.

Pur avendo gradito molto il primo e in parte il secondo volume della serie di Arrigo Vasai (Harry Potter), ho trovato abbastanza stucchevoli gli altri. Ci sono rimasto veramente malissimo quando Harry non si è fatto una splendida, sordida, “magica” storia di sesso con la flessuosa e ormai relativamente matura Cho Chang. Immaginavo i fantasiosi incantesimi che la Rowling avrebbe potuto imbastire: “Orgasmus multum!” “Perforatis supremior!” “Godur multiplex!”. Invece il Vasai, mezzo ricchiuncello in perfetto stile inglese, ha riservato tutte le sue limitate virtù sessuali a un’insipida inglesina: l’acerba, slavata sorella del suo migliore amico. Razzismo strisciante e mentalità da clan, “whites with whites” isn’t it, ms. J.K.? In tutta Hogwarts ci sono soltanto due ragazze di origine indo/pakistana (Parvati e nonricordolaltra) che sono chiaramente due cretinette abbastanza perfide, e l’unica altra persona non caucasica, Cho Chang appunto, viene snobbata e dismessa senza pietà – ma in fondo voleva solo scoparsi Potter, poveretta!

Questo genere tutto inglese, che si potrebbe definire “romanzo di formazione per ragazzi di argomento magico o fantastico, pubblicato in serie di almeno tre volumi”, ha il suo campione in Philip Pullman. La trilogia His Dark Materials ha tutt’altro spessore. A parte la protagonista Lyra Belacqua, anche lei una quasi-orfana, nessuno dei personaggi di supporto è una macchietta monodimensionale: l’amico del cuore e inevitabile futuro amante Will Parry, la perfida, ambigua signora Coulter, il padre potente e distante, lo stoico Iorek Byrnison, hanno tutti una personalità e possiamo immaginare la loro vita al di là dei rapporti con Lyra. Troppo spesso nelle storie di Potter capita invece il contrario: i cazzoni gemelli Weasley, i meschini parenti babbani, Hagrid rozzo e selvatico ma cuore d’oro, Hermione secchiona e determinata come uno schiacciasassi, soffrono tutti a turno di piattezza aggravata. Il mondo forgiato da Pullman, al contrario del paese delle meraviglie in cui si muove Arrigo, è ricco di allusivi paralleli ucronici con il nostro mondo; non proprio alla Philip Dick, ma quasi. Un esempio per tutti: si nomina un papa del passato di nome John Calvin. Il Magistero è forse la Chiesa protestante che ha trionfato su scala mondiale? Inoltre, l’idea del “demone” (daemon) come animale che ci rappresenta e ci accompagna, centrale a tutta la vicenda, è fresca e innovativa; l’impianto è piacevolmente anticlericale e impregnato di una morale laica e umanista; soprattutto, Lyra subisce una vera evoluzione da libro a libro. Non c’è paragone.

L’editore inglese ha pubblicizzato la serie come un prodotto per ragazzi, ma Pullman, che è professore di lettere a Oxford, l’ha davvero scritta pensando anche agli adulti. Anche il prequel alla serie di Pullman Once Upon a Time in the North, offerta libraria alla quale ho ceduto in una precedente occasione, è nettamente superiore alle favolette per bambini proposte dalla Rowling in Beedle the Bard. Mi meraviglio che la cervellona Hermione non si sia sentita offesa: io mi sarei incazzato con il preside Dumbledore se avesse regalato a me, studente brillante ormai quasi maggiorenne, un libro di favole che fra l’altro non sembra scritto esattamente da Andersen. Se Hermione fosse meno asessuata ed ossequiosa, avrebbe potuto rispondere “A nonno, che mme regali sti libbri da crature? Te sembra che so’ incinta?”

The bottom line: consiglio la trilogia di Pullman a chi ha fatto gioiosa indigestione di Potter e ora vuole qualcosa di più articolato rispetto alla storia del magico orfanello, studente di college a Hogwarts. La serie di Pullman è tradotta in italiano, sempre da Salani.


[1] Jonathan Stroud, The Amulet of Samarkand, primo volume della trilogia di Bartimaeus. Ovviamente ne sono in possesso, ma non l’ho ancora letto e non so se lo leggerò mai.

[2] Non ci sono ma un poche copie libere a sinistra. Hm, OK, vabbè, dico serio. Vuol dire “rimangono soltanto poche copie omaggio”.

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