<!– Three birds, one stone (Natale) –>

Ho passato un Natale insolito, diviso a metà fra famiglia e amici. Mi
concentrerò sulla seconda metà.

Mario ha organizzato una seratina da lui, “dopo pranzo”, che per Natale vuol dire circa alle 8. Quello che ha fornito Mario: un ambiente accogliente con due tastiere montate con l’amplificazione, microfono con piccolo impianto voci, un basso con amplificatore indipendente a quattro coni (esagerato!), un ampli per chitarra con due chitarre elettriche collegate. Quello che ho fornito io: due bianchi altoatesini (un Gewürztraminer e un Müller Thurgau), un prosecco da battaglia, un rosso robusto quasi da meditazione (ok, ok, sto esagerando – era Rapitalà, un onorevole Nero d’Avola). Questa è la sezione “spirito per il corpo”. E invece per lo spirito: una darbuka (tamburo mediorientale da suonare con le dita), una maraca (sì: una, non due), una melodica per improbabili pezzi acustici. Grazie a collette e furti vari, avevamo anche cinque baguette, limoni, salmone, burro salato, smetana (panna acida), una dozzina d’ostriche, tre dico tre barattoli di vetro di caviale (d’allevamento, ma storione) e uno di cetriolini – per buttare giù la bottiglia da 750 cc di vodka Parlament una volta finito il caviale.

C’erano quasi tutti gli amici di quella cerchia; senza fare un elenco di nomi, dirò che di non musicisti ce n’erano soltanto quattro o cinque. Abbiamo passato tutta la notte, fino alle quattro, a cantare e suonare, sorseggiare e sbocconcellare.

Non potevo presentarmi senza la fornitura muliebre: con me ho portato Teresa e la sua Amica Innominabile (eh, beh, è Natale, siamo tutti più buoni e io non faccio eccezione). Teresa è stata molto contenta di poter cantare con una band quasi vera; devo dire che non ha neanche disprezzato il caviale (forse il Beluga era una prima volta per lei), né la vodka (e questa non me l’aspettavo). Nonostante l’abbondanza di uomini, non si è distratta molto; anzi, mi è stata abbastanza vicina tutta la serata. Anche troppo vicina, direi.

Le note più dolenti, infatti, sono iniziate quando è giunta un altro gruppo di persone, che comprendeva Lacuggina. Teresa non è stata affatto felice di vedere il modo in cui ci salutavamo: non sa che Lacuggina mi è preclusa da regole ineludibili. Insomma, Teresa ha rosicato ma in silenzio; peggio è stato quando ho notato che c’era anche Mara, e lei ha notato me. Non dico lingua in gola, ma sorrisi. sfioramenti e ammiccamenti che non potevano lasciare indifferente una donna possessiva come Teresa.

Mara, che ignora i miei prossimi spostamenti, con voce bassa (ma udibile da Teresa appostata in agguato) mi suggeriva: “Tornerò a Milano per capodanno. Capiterà di vederci prima?” “Mh, non so…” rispondevo, intendendo “no, purtroppo”. “Beh”, replicava lei, “tanto torno giù presto… ben prima dell’estate…” e sorrideva. Teresa non ha retto. Era visibilmente irritata, come se fosse una F. (legittima compagna), o almeno una F. (una che me l’ha data e me la dà di routine). Mi ha avvolto i fianchi con un braccio e sfiorandomi un orecchio con le labbra umide mi ha sussurrato “vorrei un altro poco di vodkaa… me la versii…?”. Il suo sussurro da contralto era perfettamente udibile da Mara, che infatti ha udito benissimo e ha girato rapidamente i tacchi, irritata a sua volta.

Ho scontentato tre piccioni con una fava? Sigh, povera fava.



[Nota apocrifa:Mi piace questo titolo, perché ricalca il modo di dire inglese “two birds, one stone”, equivalente al nostro “due piccioni con una fava”, e include la parola “bird” che è colloquiale per “ragazza, donna”. In più, unisce “bird” a “fava”, il che è ancora meglio. Poi viste le condizioni di una delle tre ragazze, data la roba che girava al festino, si sarebbe potuto anche dire “three birds, one stoned” ;-)]

Advertisements