<!– Un pirata o un signore? –>

Arianna è molto bella: alta, longilinea, occhi da cerbiatta sottolineati dai
capelli lisci tirati all’indietro. Seno quasi piatto – immagino capezzolini
rosati – e sedere perfetto. Mi parla di sé, dei suoi interessi, dei suoi
desideri. Le piace il vino rosso, il pesce (intende quello che si pesca, anche
se a posteriori intendeva anche quello umano). Adora “What Women Want”, il film
in cui Mel Gibson legge le menti femminili come se fossero cartelloni
pubblicitari. Vuole sapere di me: mi chiede come trascorro una mia giornata tipo
– e le dico che di tipi di giornata ne ho almeno tre, senza contare i dì di
festa. Domanda se so cucinare – e qui avrei dovuto capire dove voleva andare a
parare, ma io tonto, de coccio (strunz! babbasone, puparuolo!).

Il mio errore è stato quello di perseverare nel mio recente comportamento da
gentiluomo. I gentiluomini la faranno sì qualche conquista, ma sono i malandrini
quelli che scopano di brutto. È l’arcinoto teorema;
come ho potuto dimenticarlo tutto d’un colpo? Non volevo offendere lei né mancare di
rispetto ad altre, così ho giocato la parte del tipo perfettino e arricchiunuto; le
conseguenze me le sono meritate. Juanito faceva i salti mortali ma io niente:
non un affondo, non un mezzo tentativo, un invitino, un caffettuzzo, uno
spaghettiello, niente. Che pollo.

Il giorno dopo non la sento per niente ed è strano. Passato un giorno ancora,
mi decido a chiamarla e lei, molto fredda, risponde a monosillabi. “Che c’è?”
chiedo. “Non ho bisogno di un altro damerino”, risponde lei, “a me serviva un
uomo vero. Ma ce l’hai il sangue nelle vene o no? Sono così brutta?”. Sono
parole che mi hanno gelato. Ed ecco che commetto un altro errore: tento di
spiegare, ma è inutile spiegare le cose alle donne quando sono in modalità “100%
utero”. Invece io mi arrampico sugli specchi. “Il rispetto…”, le dico, “la
pazienza…”, “saper aspettare…”. “Minchiate”, risponde lei secca. “Ti prego
di non chiamarmi più”.

Avrei dovuto prenderla per i capelli senza tanti complimenti. Che pollo. Me
lo sono proprio meritato. Ora come minimo devo trarre un insegnamento da tutta
questa storia: basta fare il signore. Juan torna pirata! (e bravo, bravo, o
scemo ca si’! sulo mo’ ci penzi?)

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