<!– Sogno di una notte di mezzo inverno (intermezzo) –>

Sabato notte che incubo!

Una nevicata del cazzo mi ha sepolto la macchina; per infilare la chiave e
aprire lo sportello imbarco tonnellate di ghiaccio. Ho freddo, sono digiuno e di
pessimo umore.

Una comitiva di sbandati fuori da un ristorante sono lì che se la ridono e se
la menano a parlare di vini ricercati e si rimorchiano (intravedo un
traffichiccio di cellulari tipo “dammi il numero che ti poi ti richiamo”).

Io sono lì che brigo per accendere la macchina – che co’ sto freddo la
batteria fa la stronza, che la possino cortocircuità… insomma sto lì che prego
“accenditi, da brava…” quando una del gruppo – la più sbronza, credo – punta
dritta dritta verso di me.

Sono appena riuscito ad accendere la maledetta macchina e cautamente tento di
ingranare la prima sperando che le ruote non slittino sul ghiaccio, ma questa
scalmanata si mette a correre, mi raggiunge e incomincia a strattonare la
portiera come se volesse portarsela a casa.

Terrorizzato, alla fine la ingrano la prima. Qualsiasi cosa pur di scappare
da questi pazzi. Sono parecchi e tutti ubriachi.

Ma niente, questa non molla. Inizia a scazzottarmi la macchina sul tetto, e
me la abbozza pure. A questo punto sono decisamente allarmato. Le grido di
lasciarmi in pace altrimenti la denuncio. Rilascio la frizione, la macchina
slitta. Porc, lo sapevo. La tipa, fermamente intenzionata ad infliggermi un qualsivoglia danno,
tenta di portarsi a casa almeno lo specchietto. Arrivano gli altri. Le danno
man forte. Io sono in panico blu.

La pazza si lancia sul muso della macchina e ci si sdraia. Vuole simulare un incidente? È
uno di quei giochetti che fanno con le assicurazioni? Non soddisfatta dello
specchietto, l’inveterata criminale incomincia a lavorarsi il tergicristallo,
tentando di strapparlo via. Noto che ha delle scarpe ridicole e inadeguate al
freddo che fa. Questa è pericolosa.

Ragiono che se me ne vado così, questi poi si organizzano una bella falsa
testimonianza e oltre al danno, anche la beffa. La migliore difesa è l’attacco.
Grido “Ora sono cazzi vostri! Io chiamo il 113!”. La macchina si spegne. Peccato non avere un’arma.

Non faccio in tempo ad abbassare il finestrino che un fetido
piccione untore entra dal finestrino e si poggia sul cruscotto. Se me lo
scagazza giuro che gli tiro il collo.

Guardo meglio la pazza. Sono sicuro di averla già vista. Dove? Dove?? Ah, ci
sono: forse qui.

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