<!– Psicosi innominabile (la biancheria di capodanno) –>

Dopo tante comunicazioni solo remote, ho rivisto Teresa in carne ed ossa (un po’ aumentata la prima, più nascoste le seconde). A me ha fatto piacere incontrarci, ma era soprattutto lei che insisteva da un po’ per vedermi: voleva raccontarmi le novità su I. (I come
Innominabile). Il problema di I. è che è matta. Ogni tanto deborda e fa cose che non dovrebbe. Trattandosi di persona intelligente e capace – un’intelligenza veloce se non profonda – quando fa le cose che non dovrebbe, le fa bene: con determinazione ed efficienza massima. Non è difficile immaginare come la sua condizione psicotica le abbia creato dei problemi sociali di un certo peso. Si sta curando. La famiglia ha un comportamento ambiguo,
forse anche per vergogna.

Che I. non fosse del tutto affidabile in quanto ad autonomia di giudizio e comportamento me n’ero già accorto, ma quasi sempre la governavo agevolmente. Come? Trattandola con condiscendente mano ferma, come se fosse a metà fra una bambina e una gatta educata. Bambini e gatti? Le mie specialità. Ad I. in effetti è sempre piaciuto: sono l’unico degli amici di Teresa di cui abbia attivamente cercato la compagnia. Se la tratto un po’ male sa di meritarlo; un paio di recriminazioni ragionevoli e finisce lì.

Abbiamo parlato di I. di fronte a tre pezzetti di sushi e sashimi tristi e denaturati. Parlavamo come due buoni amici, a distanza di sicurezza. Il discorso m’ha messo addosso un certo magone.

Al ritorno le mani si sono toccate teneramente. C’è stato un abbraccio senza labbra e poi buona notte. Sotto una pioggerella leggera e costante s’è parlato di regole d’ingaggio. Teresa stessa ha preso l’iniziativa per dirmi in pratica: vai, vai. Si riferisce a un’altra sua amica (una new single, diciamo così), commestibile sì ma per me eticamente intoccabile, che ho quasi la sensazione Teresa mi voglia appioppare. Mi sono irritato per il suo accordarmi un via libera superfluo, spiegandole gentile ma fermo che grazie, ma decido io chi sì e chi no: non delego la decisione a juanito (che peraltro è stato buonino tutta la sera), né attendo autorizzazioni da chicchessia.

Le ultime parole che mi ha detto andandesene sono state: “stasera avevo la biancheria di capodanno”. Umh. Rimpianto o ripicca-sfottò? Forse entrambi. Le donne, pfui.

Advertisements