<!– Gatti assassini –>

I figli di Rebecca ormai sono cacciatori competenti e hanno imparato a
uccidere. Nati a luglio, sono un maschio e una femmina ancora senza nome. Ho trovato un merlo morto nel luogo standard per la deposizione delle offerte votive; proprio lo stesso posto della loro mamma e di altri prima di lei. Quando piove, la mia voglia di esaminare approfonditamente resti di pennuti è prossima a zero, quindi l’ispezione è stata sommaria. Sembrerebbe che l’uccello sia stato ucciso correttamente, cioè con il solo morso letale. Dopo la cattura, i giovani predatori hanno anche incominciato a spennarlo – c’erano piume dappertutto – ma hanno interrotto l’opera senza poi neanche sbocconcellarlo. Comunque non c’è male: questi comportamenti, ne sono certo, li hanno acquisiti senza la normale guida materna. La povera Rebecca ormai li teme ed evita ogni contatto con loro.

Se stabiliranno presto una relazione tra l’uccisione della preda e
l’alimentazione, diventeranno dei gatti completi seppur rammolliti dalla vita facile (li nutro senza troppe smancerie, ma non hanno mai fame). Dubito però che riusciranno a fare questo passo senza l’insegnamento di Rebecca che, poverina, probabilmente non l’ha mai imparato lei stessa. So che la relazione preda-pappa deve essere appresa entro una certa età, altrimenti non viene assimilata completamente; un po’ come per noi umani la madrelingua. Quanto tempo hanno ancora? Un mese, o forse anche meno.


Lei

Lei


Lui

Lui

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