<!– Solo un bit –>

Bit in inglese vuol dire “poco, pochino”; quando sono arrivati i computer, è diventato il termine tecnico per indicare l’unità elementare d’informazione: la scelta fra due alternative. Questo o quello? Sì o no? Pari o dispari? Rosso o nero?

Non tutte le domande sono da un bit. “Come ti chiami?” non è una domanda da un bit; “ti chiami Maria?” lo è. “Vuole cambiare il pacco?” è da un bit, ma “nord, centro, sud o isole?” è da due bit.

A volte m’immagino autore televisivo e penso a una trasmissione in cui chi viene pagato per decidere (penso più che altro ai politici) risponde alle domande da un bit fornendo esattamente un bit d’informazione; non un megabyte. In questa trasmissione, che si dovrebbe intitolare Solo un bit, rispondere SI/NO (o ROSSO/NERO) è obbligatorio. Lungi dal voler ipersemplificare la discussione, nella trasmissione che immagino l’intervistato ha facoltà di approfondire ed elaborare la sua risposta dopo che ha fornito il bit richiesto.

Certo, possono capitare domande complicate, domande mal poste o domande troppo difficili. Per tener conto di questo, ci sarebbe la possibilità di rispondere anche “X”. Questa risposta può avere due significati: “non lo so” o “lo so ma non lo dico”. Nel caso di risposta X, l’intervistato non ha il diritto di elaborare e si prende nota della sua ignoranza o reticenza. L’ultimo caso possibile è che la domanda sembri da un bit ma non lo sia veramente; per esempio: “uomo o donna?”. In questo caso, l’intervistato ha la possibilità di
“non esistono soltanto le due alternative indicatemi”. In questo caso la “colpa” è di chi ha preparato le domande (immagino si tratti del conduttore: io ho creato solo il format, non le domande). L’intervistatore può quindi modificare la domanda per eliminare i bit in eccesso (“femmina eterosessuale oppure no?”).

Sarebbe interessante guardare almeno la puntata pilota di Solo un bit: una trasmissione in cui chi viene interrogato deve rispondere sì o no, ma non ci sono pacchi da aprire.

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