<!– Mi fa un tè? –>

In Italia siamo imbevuti di caffè e abbiamo forse la più ricca tradizione del mondo in questo senso, ma il tè non sappiamo neanche cosa sia. Se vai al bar e chiedi un tè, le conclusioni più probabili sono le seguenti.

  1. Ti danno una tazza di acqua tiepida e una bustina. Atteggiamento “avvelénati da solo”.
  2. Ti rispondono sghignazzando “Ti devi fare una sciacquata di palle? HAHAHA!” e ti danno un caffè. Atteggiamento “io non ti avvelenerò”.
  3. Ti danno una lista di tè a tutti gli aromi sintetici del mondo: frutti di bosco, pesca, erbetta minchiarella, o ancora al gusto cazzodicane o culodimucca, al modico prezzo di 5 euro per tazza di acqua tiepida. Atteggiamento “fai il fighetto? E io ti mungo. E poi avvelénati da solo”.
  4. Se vai in una Sala da thèa (ci si sbizzarrisce con le ortografie più improponibili), il risultato è simile a (C), ma forse trovi qualche varietà di tè nero in più e magari anche uno o due tipi di tè verde. Il prezzo però raddoppia (come consolazione ti portano due squallidi biscottini rinsecchiti). Sigh. Non dico l’Oolong giapponese strafigo che mi sto ciucciando in questo momento, ma un normalissimo tazzone di English Breakfast rosso brunito da supermercato proprio no, eh?


    烏龍茶・ウーロンちゃ Oorong-cha


    Oolong giapponese strafigo (烏龍茶・ウーロンちゃ)

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