<!– La gru e la libellula –>

Aeris apre gli occhi e ci mette solo un attimo per rendersi conto che non è
più nelle buie segrete del castello di Yivemoph. Un momento fa stava per vibrare
il colpo della libellula – il fendente mortale che avrebbe ucciso il terribile
drago verde, Yivemoph il malvagio. La spada aveva quasi completato la sua
traiettoria, ma all’ultimo istante un raggio proveniente dall’occhio dorato del
mostro ha colpito il petto di Aeris e la realtà si è liquefatta come gelato al
sole. Yivemoph ora è scomparso. Aeris ancora non capisce dove si trova. Il sole
splende.


Yivemoph

Aeris si guarda intorno mentre cammina. C’è luce, c’è gente. Sono quasi tutti
orientali. Aeris guarda le insegne dei negozi, vede una stazione della
metropolitana, legge la scritta bilingue: 新宿駅/Shinjuku-eki. Tokyo. Realtà liquefatta come gelato
al sole d’agosto. Fa caldo. L’insegna della gelateria lo chiama a gran voce.
Aeris si avvicina, entra. Dal bancone, una voce gentile gli suggerisce:
“giovanotto, per te nocciola e pistacchio, non è vero?”. È una vecchina che
sorridendo gli porge una coppetta di plastica piena di gelato e un cucchiaino.
Sul manico sono stampati alcuni ideogrammi rossi che Aeris non sa leggere – 竜殺し. “È un portafortuna giapponese”, gli dice
l’anziana gelataia. Ad Aeris sembra quasi che la signora gentile gli abbia fatto
l’occhiolino. “Ora va’, giovanotto, sono sicura che hai di meglio da fare.”

Ancora confuso, Aeris s’inoltra nella folla di Shinjuku, nel centro di Tokyo.
Nessuno fa caso a lui, tutti presi nei loro affari. Anche Aeris non fa caso a
nessuno mentre mangia il gelato. Pensa a Yivemoph, a come tornare al castello, a
come fare per distruggere quel demonio verde una volta per tutte. Un’insegna
rossa e gialla attira l’attenzione: 100円ショップ/Hyaku-en shop, dice. Negozio da 100 yen: tutto
a meno di un euro. Ancora una volta gli sembra di sentire una voce che lo
chiama.

All’interno del negozio c’è poca gente: due commessi indifferenti e qualche
cliente che scandaglia gli scaffali scegliendo aquiloni di carta, pennarelli
colorati, portachiavi, bamboline e gattini bianchi e neri che fanno ciao con la
zampina. La voce tace. Aeris si aspetta che succeda qualcosa da un momento
all’altro ma tutto è calmo e normale. Una bambina si avvicina, con la faccia
seria e un po’ imbronciata. Gli tende la mano senza dire una parola, e quando
Aeris la prende stringendola nella sua, lo guida verso uno scaffale più
affollato degli altri. Lo scaffale è pieno di pacchetti di carta colorata da
origami, decorata con fantasie multicolore. Sono piccoli quadrati di carta che
si possono piegare in mille forme per creare meraviglie leggere ed effimere.

Mentre Aeris guarda i pacchetti disposti in bell’ordine, si chiede cosa stia
facendo lì. La situazione è irreale. Vorrebbe parlare con la bambina e chiederle
se c’è qualcosa che lui dovrebbe sapere; la bambina però non c’è più. Gli altri
clienti e i commessi sono tutti al loro posto come se niente fosse. Sembra che
nessuno si sia accorto che una bambina si è volatilizzata. Aeris prende un
pacchetto di carta e fa per aprirlo, ma un commesso si avvicina: “oh, signore,
prego, sono cento yen”. Imbarazzato, Aeris fruga nella tasca facendo finta di
cercare una moneta, ma sa di non avere denaro con sé. Per questo è molto
sorpreso quando in fondo alla tasca trova una moneta. Una moneta da cento yen.
Paga la carta ed esce dal negozio.

Sempre più confuso, Aeris siede su una panchina e contempla il foglio di
carta che ha estratto dal pacchetto. È carta verde lucido decorata con qualche
fiorellino dorato. Aeris non è bravo con l’origami: l’unico oggetto che sa
creare è la gru – つる/tsuru – uccello augurale e
segno d’impegno o di gratitudine. Piega il foglio lentamente, con precisione.
Ripassa metodicamente ogni piega con il pollice prima di eseguire la piega
successiva. Alla fine la gru è completa e Aeris soddisfatto la poggia accanto a
sé sulla panchina. Due fiorellini dorati sono capitati proprio dove la gru
avrebbe gli occhi; se avesse voluto farlo apposta, non ci sarebbe riuscito.

Aeris è immerso in questi pensieri, quando un colpo di vento rapisce la gru
che si alza nell’aria. Sembra quasi che voli. Sta volando!

La gru diventa più grande, acquista spessore. Non è più carta, è carne ed
ossa. Continua a crescere; ormai è troppo grande per essere un uccello. Gli
occhi dorati della gru sono stranamente familiari ad Aeris. Un senso di pericolo
si impossessa di lui. Il cielo si fa scuro all’ombra della sagoma gigantesca che
ormai picchia verso di lui, sempre più rapida. Yivemoph! È Yivemoph il malvagio
che lo attacca. Aeris è disarmato. Getta lo sguardo intorno a sé alla disperata
ricerca di qualcosa che possa usare come arma. Dal cestino dei rifiuti dove
aveva gettato la coppetta del gelato, fa capolino il manico di una spada.
Incredulo, Aeris l’afferra e fa appena in tempo a notare alcuni ideogrammi
incisi sulla lama e smaltati di rosso.

Ormai il mostro è vicinissimo; mentre Yivemoph sta per menare un fendente con
i suoi artigli di fuoco, Aeris senza riflettere s’inginocchia ed esegue la mossa
a lui così familiare del colpo della libellula. Dagli occhi del drago parte un
raggio dorato. La realtà si liquefa, il sole si oscura e lascia il posto
all’aria fredda e umida delle segrete del castello di Yivemoph. Il corpo di un
drago morente giace accanto ad Aeris.


Non ho ambizioni nel campo della letteratura fantastica. Una società
straniera che produce videogiochi mi ha chiesto di scrivere un racconto di
800-1000 parole nella mia madrelingua. L’argomento era assegnato: un’avventura di
Aeris l’ammazzadraghi in Giappone. È la penultima prova da superare per
diventare uno dei loro traduttori ufficiali (dall’inglese, non dal giapponese).
Speriamo che gli piaccia!

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