<!– Cani da guardia e belle scopate–>

Ieri per un momento ho quasi rimpianto che con me non ci fosse Teresa:
immagino che sarebbe stata un eccellente cane da guardia. Ma andiamo con
ordine.

Sono andato ad ascoltare alcuni amici che suonavano. Si trattava di un
quartetto in cui bassista e batterista erano gli stessi signori che il giorno
prima
avevano suonato con me. Concerto bello, pieno di energia e con ottimo
audio, ma un po’ pesante per i miei gusti. Poco pubblico, ma buono.

Vado con Mario (persona di cui un giorno parlerò più estesamente), ma so che
c’è già un tavolo di amici a cui unirmi. Non hanno ancora incominciato a suonare
(conosco i miei polli e i loro orari). All’ingresso trovo Guido, il bassista, che
parla con questa donna in tono abbastanza confidenziale. Saluto lui e intanto
meccanicamente, senza neanche pensarci, osservo lei: apparentemente giusto un
pelo sotto i quaranta, altezza media, fisico asciutto ed impeccabile, capelli
castani lunghi e crespi. Viso regolare ma non freschissimo. In sintesi: un’aria
un po’ vissuta, da grande scopata. La donna perfetta per Guido, che non è
esattamente di primo pelo – tranne che per quanto ne so, lui sta ancora con
un’altra. Si presenta come Daria. Comunque non è il mio tipo e poi penso che
Guido se la stia intortando; non approfondisco.

Seduti chiacchieriamo nell’intervallo fra i due set del concerto, quando noto
che al tavolo accanto è seduta una ragazza orientale; dalla faccia si direbbe
giapponese. Vinco l’impulso di andare ad attaccare bottone (una madrelingua per
quanto bruttina è sempre una tentazione molto forte), quando arriva Daria.
Conversatrice vorace e spudorata, dev’essere altrettanto vorace e spudorata a
letto: parla di spogliarelli (propri), cazzi (altrui) e “belle scopate” come se
fosse un uomo. Si vanta di saper essere una perfetta allumeuse,
all’occorrenza.

Fra un racconto e un altro, Daria dice che oggi le hanno chiesto se è la
donna di Guido. “Purtroppo no”, dice ridendo. Tira fuori un foglio pieno di
disegni fatti a penna: è anche pittrice, come tutti sanno (tranne me). In un
angolo del foglio, fra autostrade a tastiera di pianoforte, sassofoni e nudi
femminili, fa bella mostra di sé una scritta ornata da ghirigori: “PURTROPPO
NO”. Mi guarda con una certa insistenza. Dev’essere una specie di groupie jazz,
stagionata e intellettuale. A un certo punto nota la giapponese e dice qualcosa
sulle orientali. Io taccio, ma Viola che è una mia fan non riesce a tacere:
“Juan ne capisce di Giappone, hehe!” e aggiunge qualcosa sui “geroglifici” che
io conoscerei a menadito. Insomma, vengo coinvolto in un discorso con Daria che
culmina con la sua domanda: “com’è il tuo numero di telefono?”.

Avrebbe potuto usare una tecnica raffinata – alla Rita, per esempio. Questa richiesta
sparata davanti a tutti mi ha quasi infastidito. Soprattutto perché non avevo né
ho intenzione di intrattenere alcuna relazione intima con lei. E io, alle
strette, non potevo né rifiutarmi né darle un numero che tutti avrebbero saputo
essere falso. O potevo?

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