<!– La ballata dell’amore eterno –>

L’amore vero è eterno, dice qualcuno. Nulla di più falso. In realtà l’amore
vero è ancora meno eterno di quello fasullo. Per comprendere la relazione fra
l’intensità dell’amore e la sua durata è necessario adottare i formalismi
dell’etologia analitica, disciplina della quale yours truly è il massimo
rappresentante al mondo (anche perché è l’unico).

La relazione in questione è espressa da una legge simile nella forma al
principio d’indeterminazione di Heisenberg. In forma compatta,

i * Δt ≤ C,

dove

  • i è l’intensità d’amore (“vero amore”, che è un termine
    ascientifico, indica generalmente amori ad alto valore di i);
  • Δt è il tempo, vale a dire la durata dell’intervallo temporale
    su cui è distribuita l’intensità i;
  • C è una costante che cambia da persona a persona, comunemente
    chiamata capacità amorica, analoga per molti versi alla capacità termica
    o a quella elettrica.

In altri termini, i e Δt sono grandezze
canonicamente coniugate
(notare come spunta la malefica parola “coniugare”!
E canonicamente, perdipiù! Nulla è casuale). Per esempio, raddoppiando
Δt per avere l’amore lungo, il valore medio di i, integrato
su tutto l’intervallo Δt, dimezzerà.

Questa legge fisica non è crudele come sembra: in realtà, fissata una persona
P, risulta che C non è costante nel tempo. La capacità
amorica C è costante per P solo se osservata con finestre
temporali di ampiezza confrontabile con Δt, ma non se osservata su
periodi significativamente più lunghi. Ciò significa che, data la durata media
della vita umana, esiste un istante t0 dopo il quale si può
assumere che ΔttΩ
t0, dove tΩ indica il triste momento
dell’inevitabile dipartita.

Ecco un esempio che speriamo chiarirà alcuni dubbi. Dopo due mesi con una
tipa (Δt = 60gg), mi ritrovo C aumentato del 40% (fattore
1.4) perché lei mi ha “allargato il cuore”, come dicono gl’ingenui ma intuitivi
poeti. Purtroppo chi trarrà beneficio dell’incremento di C non è la
stessa persona che ha effettuato l’allargamento su P, ma un’altra. Ciò fa
parte della triste realtà fisica. Lo sa, per esempio, il fortunello che si sta godendo
una mia ex che con me faceva la stronzetta cosciastretta e ora è nella categoria
“ex-bastarde rinsavite”. Fattore 2.1! Sigh. Se avesse spalmato il suo attuale valore di C (più
che raddoppiato) sul nostro piccolo Δt, sai che vette di gioia? Mi rimane la consolazione di averle fatto del bene allargandole di parecchio il cuore. E forse non solo. (Nel senso che anche lei a me.) Ma come al solito divago – colpa dei ricordi. Torniamo a noi.

Il punto è che quando C raggiunge un valore sufficientemente grande
(ovvero, dall’istante t0 in poi), se uno si fa un conto sul
valore massimo di tΩ ch’è lecito attendersi, non ha più
senso mirare a valori di Δt che siano maggiori di
tΩt0. Tipo: quando hai 60 anni, è
inutile cercare un amore che ne possa durare più di 40 (stima prudentemente
ottimista). Cioè se l’amore ti dura ancora na ventina d’anni, in media stai a
posto. O come diceva Keynes, “nel lungo periodo siamo tutti morti”.

Cinico? No; lavato con vetriolo. Forse il concetto risulterà meno freddo ed
ostico se messo in versi e accompagnato da una suadente musichetta; una di
quelle che sono familiari già al primo ascolto.

Eternità

è condizione irraggiungibile

superiormente limitabile

come ogni studentello sa.

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