<!– La mutanda minorenne –>

L'altra sera sono stato da Brunella (un paio di puntate precedenti qui e qui) per una cena di compleanno. Si era in pochi intimi, nel di lei giardino paterno, circondati da alberi da frutto amorevolmente innestati e curati. Non mancava il principale handicap di Brunella: la sua prole. L'attenzione dei convitati è stata calamitata dalla minore, Adriana – tredici-quattordicenne simpatica, estroversa e carina con imminente esame di terza media. Invece la figlia maggiore Giorgia, quasi maggiorenne, simpatica, estroversa e carina – ma un po' meno di Adriana, non se l'è filata quasi nessuno. Dico quasi perché naturalmente si tratta del tipico lavoretto per juanriccio.

Mi sono dedicato a Giorgia gran parte della serata, come avevo già fatto una volta qualche tempo fa. Ho una simpatia istintiva per lei – sarà che condividiamo il segno solare, sarà che viene sempre immeritatamente eclissata dalla sorella, più affascinante ma troppo perfettina ("sona pure 'a chitarra, ecchecazz!" direbbe Massimo Troisi). Sia come sia, quando mi ha visto si è subito avvicinata a me e mi ha salutato per primo, con innocente ma coinvolgente trasporto. Mi sono fatto dire di lei, delle amichette, degli amichetti (c'è uno che le piace di brutto), della scuola, del motorino che sogna e non avrà (ma sono sicuro che invece Adriana lo avrà, a tempo debito).

Mentre chiacchieravamo amabilmente, mi sono spazzolato una delle migliori insalate di riso che ricordi; una parmigiana di melanzane (non indorata – stile Napoli) che resuscitava i morti; mezza salsiccia "a punta di coltello" (macina grossa) come si usa da quelle parti; dei peperoni cotti con la magia (erano commestibili – quindi fritti, ma l'olio dov'era?); un canestro di ciliegie dell'orto paterno (tre varietà innestate su due alberi diversi). Ho passato soltanto sul dolce e sul vino (che ahimè non sembrava al livello del cibo), accettando per quieto vivere di bagnarmi le labbra con il modesto spumantino finale.

A un certo punto la nostra conversazione è terminata e mi sono messo a chiacchierare con un tipo molto interessante: un poliglotta elvetico-egiziano ultrasessantenne di nome Rahim, con un lavoro all'ONU e una splendida conoscenza dell'italiano (ha studiato parecchio a Roma). Da buon nordafricano stereotipico, costui è rattusissimo. Ha passato più di un'ora a tentare ripetutamente di circuire una giovane (si fa per dire) e formosa zia di Brunella, che non sembrava del tutto insensibile alle non troppo velate avances.

Mentre parlavo con Rahim, Giorgia era seduta di fronte a me in modo estremamente scomposto, e mi ha involontariamente flashato una visione completa delle sue mutandine (per la cronaca: cotone bianco virginale). Io, imbarazzatissimo, ho girato la testa dall'altra parte senza osare rivolgere nuovamente lo sguardo verso di lei. Non so cosa avrei fatto se fossi stato il presidente del Consiglio. Meno male che sono solo juanriccio.

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