<!– Confessioni post concerto (1) –>

Un concerto di lusso. Di lusso nel senso che il posto è incantevole, immerso
nello splendore della natura fra la costa più bella del mondo e pini odorosi,
ortensie, oleandri, bouganville, fichi e platani dal sentore acidulo. Di lusso
nel senso che c’è un pianoforte vero (uno Yamaha C5 di 210 cm – non proprio un
esemplare eccezionale, ma quasi nuovissimo). Di lusso perché ci offrono fichi
bianchi DOP e un vino bianco che consola. Di lusso perché c’è un coro di cicale
a 30 dB, roba che se non pesti duro quasi ti coprono.

Di lusso anche nel senso che ci sono due cantanti insieme – evento non comume
che permette raffinati e inusuali duetti. Il bello dei duetti uomo/donna è che
quasi sempre impongono un cambio di tonalità fra le strofe di lui e quelle di
lei che non è né intuitivo né spontaneo. In pratica, il dettaglio rischia di
venir dimenticato dai musicisti, poco avvezzi ad accontentare due voci con
estensioni diverse nello stesso pezzo. Divertente! In più è opportuno
pianificare gli assoli in caso di solisti col prosciutto nelle orecchie: chi fa
l’assolo dopo l’uomo improvvisa in una tonalità, chi dopo la donna in un’altra –
salvo l’inserimento di ulteriori divertenti complicazioni tipo una modulazione
per “tornare a casa” in una tonalità “normale”.

Insomma c’è stato da provare, anche per chi come noi già conosce praticamente
tutto il repertorio della serata a memoria. E noi a memoria lo conosciamo:
avremo pure suonato la relativamente oscura I’m Old Fashioned (lui: Eb
magg; lei: Bb magg), ma si trattava di un caso isolato: il secondo pezzo più
“oscuro” è The Lady’s a Tramp (solo lui: Ab), seguito in classifica da
una pletora di ovvietà nauseabonde fra le quali Night & Day (lui: Eb;
lei: Ab; con la strofa iniziale “Like the ding-ding-ding…” (un duetto
in Eb)), Route 66 (G/C) e perfino l’insopportabile New York, New
York
(E/A) nonché la ferale, conclusiva My Way, che secondo uno
studio medico americano accorcerebbe la vita dei malati terminali.

Il pubblico è raffinato e “capisce la musica”, tant’è vero che vanno in
visibilio ogni volta che riconoscono la canzone (cioè quasi sempre – tranne che
per I’m Old Fashioned). Durante il concerto, il telefonino nella mia tasca
vibra. Riesco a rispondere e riattaccare dopo poco, senza parlare. Il tutto con
la sola sinistra, mentre la destra continua ad accompagnare. Sparo accordi a una
mano: bang, bang. Mi pare fosse Bye Bye Blackbird.

Dopo il concerto, la cantante Anna, mia vecchia compagna di battaglie, mi
chiede di accompagnarla in bagno. Io ho in corpo quasi due litri d’acqua e
400 cc di birra che gridano libertà, quindi mi avvio con lei in quel luogo
appartato (per la cronaca, immacolato e profumato come tutto il resto). Preciso
che Anna è un’amica e basta: si tratta comunque di una collega. Dicevo, andiamo alla
toilette. Termino l’operazione prima di lei, nonostante la quantità di materiale
in gioco nel mio caso sia considerevolmente maggiore, ed esco ad aspettarla
fuori. Lei mi richiama: “Juan, ho un compito delicato per te… vieni dentro,
per favore?”. Mi chiede di agganciarle il complicato fermaglio posteriore del
reggiseno che le è scappato. Le rispondo con aria vissuta che per quanto
riguarda questi dispositivi sottotette, sono specialista sì – ma di smontaggi,
non di montaggi. Comunque riesco a portare a termine l’opera senza troppe
difficoltà. Con due mani e da dietro son buoni tutti, pfui.

“Te lo chiedo tanto siamo come fratelli”, mi fa. “Aha”, rispondo. Juanito
tace. Il mio “aha” stura il vaso di Pandora – Anna si sente autorizzata a
sfogarsi e apre i rubinetti. Che bello! Un’altra donna che soffre da
consolare.

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