<!– Porco di pomeriggio –>

Il mio senso del cibo colpisce ancora.

black mushroom salad with soy sauce

Funghi neri croccanti.

pork ribs with ginger and red chili

Costolette di maiale zenzero e peperoncino. Piccanti!!

È passata l’ora di pranzo; ho una fame che non ci vedo e sono in una zona
della città che non conosco – è la prima volta. Sono solo. Cosa fare? In questi
casi il mio senso del cibo mi guida immancabilmente verso il posto giusto.
Dev’essere una specie di mezza chinatown: avvisto un angolo di strada con due
piccoli ristoranti, uno attaccato all’altro, entrambi cinesi. Ne scelgo uno.
Faccio per sedermi, ma qualcosa mi dissuade. Non so cosa: le livree dei
camerieri, l’aspetto dei clienti, il colore delle bacchette. Mi alzo
all’improvviso, lasciando attonito il cameriere che stava accorrendo (la
fretta dei camerieri forse è stato un altro fattore, chissà). Mi siedo
nella veranda dell’altro ristorante, di aspetto più modesto.

Il menu è scritto anche in cinese; non solo in inglese e altre lingue. Buon
segno. Due avventori al tavolo accanto al mio parlano. Sembra cantonese, o forse
mandarino, chissà. Bene comunque. Ho una fame epocale, così ordino da persona
seria: costolette di maiale zenzero e peperoncino, insalata di funghi neri alla
salsa di soia piccante, riso bianco, tè verde.

Il cibo arriva presto; l’odore scaccia qualsiasi dubbio sul fatto che il mio
senso del cibo funzioni ancora alla grande. Il maiale è divino – tenero,
profumato ed estremamente abbondante. I funghi sono deliziosamente freschi e
croccanti come cartilagine vegetale, appena appena aspretti e senza zucchero
aggiunto. Basterebbero per due persone – o forse tre, ma io sono io e ho
fame (l’ho già detto?). Con metodo, tenacia e competenza smantello tutto
il ben di dio. Bevo due caraffe di ottimo tè verde e nient’altro.

A job well done.

Un lavoro completato sistematicamente e senza fretta.

Quando arriva
il conto ho un’altra bella sorpresa. Lascio una mancia che fa dire alla
cameriera “oh, signole, davvelo non doveva!”.

(Azz, e tu mo’ mo’ hai scritto ca vulive parlà sulo ‘e cose serie… e te
miette a dicere n’ata vota strunzate?)

(Hm, ok. La cameriera era bona. Una bella cinesina fatta tutta tonda tonda e
compatta, con delle tettine a punta e un culetto sporgente e aggraziato. Va
bene?)

(none, nun va bbuono. accussì nun’abbasta)

(uh… diciamo che me la sarei scopata selvaggiamente come dessert su quello
stesso tavolo, in mezzo a ciotole capovolte di riso bianco. Meglio?)

(aeh, vabbuò. tu nun si’ proprio bbuono cchiù!)

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