<!– Confessioni post concerto (2) –>

Il problema di
Anna
è che si è invaghita di un collega. A peggiorare le cose, si è fatta
scopare quasi immediatamente dopo essersi invaghita, ha gradito il trattamento
ed ora agogna ulteriori dosi di su-e-giù.

Purtroppo il collega si è presto rivolto ad altri lidi che, diciamocelo, sono
anche più appetitosi (perlomeno hanno il fattore novità). E Anna soffre. E io
devo soffrire con lei, perché lei non ce l’ha un’amica con cui sfogarsi,
confidarsi e consigliarsi. Con Vittorio (il suo ragazzo) ovviamente deve
tacere. Eppure la povera Anna, che soffre tanto, dovrà pur dirlo a
qualcuno!

Le ho illustrato la mia regola per quanto
riguarda le colleghe: non si toccano. Questo, ho spiegato, garantisce una
vita lavorativa più o meno serena – magari a costo di qualche scopata, ma non si
può mica avere tutto. Ti pare?

Anna ascoltava rapita. Dopo aver digerito il mio discorso, ha incominciato a
dire di quanto sono bravo, e le mie parole l’hanno aiutata tantissimo, e che
bello avermi come amico eccetera. È a questo punto che mi è saltato in mente di
chiederle un pompino come segno tangibile di gratitudine.

Però, trattandosi appunto di una collega, non glie l’ho chiesto (anche per
mantenere un minimo di coerenza formale fra parola ed azione). Errore! Se avessi
formulato la proposta indecente, almeno avrei ottenuto il risultato non
trascurabile di farla tacere – che si fosse messa al lavoro sul segno tangibile
di gratitudine o no.

Per farla breve, non contenta di avermi triturato le palle per mezz’ora con
le sue pene d’amore, Anna ha attaccato con una coda di un quarto d’ora sul tema
“apologia di juanriccio dettata dalla gratitudine”.

E che persona eccezionale che sono! E a parte le mie qualità musicali, che
amico sincero a cui rivolgersi in momenti di crisi! E che persona saggia! Come
ne capisco di questioni di cuore!

(questione ‘e core? a me chesta me pare na questione ‘e
purchiacca.)

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