<!– Blitz siciliano –>

Sbarco a Catania in moto. Passo al bar Europa per una granita di pistacchio con brioche calda; esperienza mistica. Faccio un salto al centro storico e fotografo il liotru. Mi metto sulla strada di Siracusa. Ho un appuntamento con Vince. Lo trovo che mi aspetta in compagnia di una gang di canadesi dotati come lui di cugini siculi.

L'ospitalità siciliana va provata per essere creduta. Un rapido bagno a mare, un pranzo sontuoso. Preparativi per il concerto: hanno preso accordi con il backline per un piano elettrico, interverrò come ospite in una manciata di pezzi. Mi spiegano rapidamente il repertorio. Viaggio verso il luogo del concerto. Soundcheck, un drink, altra pappa. Prima del concerto incontro una persona davvero notevole. Mi colpisce a partire dal suo nome: Rebecca. È una vergine perfetta (compleanno a settembre). Le insegno a fare i labbroni grandi finti. Impara presto. Tempo dieci anni, farà impazzire miriadi di giovani uomini.

Rebecca fa i labbroni finti
La giovane Rebecca (versione bipede, non quadrupede).

Mattina dopo, un altro bagno. Ancora pappa prelibata. Relax. Un altro concerto, ma non c'è il piano e io non prendo parte attiva. Una nottata a bere e chiacchierare fino all'alba. Meravigliosa, l'alba sul mare. Sono momenti che vorrei condividere con qualcuno; con una persona che per me significhi qualcosa. Mi dispiace che la donna che ho invitato a venire con me abbia declinato; ci ripenso e m'immalinconisco. Scaccio il pensiero.

Dopo un breve sonno, mi metto in moto per Catania. Un paio d'ore in tutto. Per la strada ho modo di ammirare il barocco e di campionare eccellenti spaghetti al nero di seppia e un vino dolce pericolosamente ingannatore. A Catania faccio un altro giretto da turista e mi approvvigiono di cannoli e arancini al bar Ernesto.

Da Ernesto faccio un'altra conoscenza degna di nota. Si tratta ancora di una donna. Ha circa trent'anni, è petite e ha un paio d'occhi che sorridono e dolcemente uccidono. Ride alle mie battute. Le piaccio almeno quanto lei piace a me. Non so se è libera o impegnata; non so neanche come si chiama, né lo saprò mai. Non c'è tempo, lo sappiamo entrambi. Dopo cinque minuti intensi, la saluto senza sfiorarla. M'imbarco. Arrivederci Sicilia, terra di sogno.

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