<!– Smorfia melodica –>

Non amo la tombola (e chi la ama?) ma ieri mi sono proprio divertito.
Qui a Napoli i numeri della tombola si chiamano per nome seguendo
La Smorfia,
cosicché invece di “quattro!” si annuncia


‘o puorco!
;

anziché “ventinove”, si dice con pruriginoso eufemismo


‘o pate d”e criature

(pesservirvi, gnik!)
e così via. La serata è andata avanti senza scossoni e senza
brividi di gioia dall’Italia (1)
alla paura (90), passando per


chella ca guarda ‘n terra

(numero 6; altro eufemismo partenopeo per la
purchiacca)

e


omm’e mmerda

(71)

– tutto questo finché non è toccato a me tenere banco.

La compagnia era costituita prevalentemente da musicanti, quindi
mi sono sentito libero di sostituire La Smorfia con frammenti
di melodie – incipit, quando possibile.

Nonostante una minoranza di numeri che mi hanno messo in crisi al punto tale
da dover rinunciare, nella maggior parte dei casi me la sono cavata
dignitosamente. Anche se nessuno ha riconosciuto Eleven (un pezzo di Gil
Evans assai complicato ritmicamente), ai più non è sfuggito l’inizio di When
I’m Sixty-four
(ironica canzone sull’amore vita natural durante inclusa in
Sgt. Pepper’s) o la facile citazione da One. Per il 25, ho fatto
ricorso a White Christmas (la versione standard, non quella del mio amico 29). Al
numero 50 ho ghignato “The problem is
all inside your head, she said to me…”. Quando non mi sovveniva alcun titolo,
andavo in cerca di versi specifici o altri appigli: al numero 9 ho accennato
l’Inno alla gioia (ha funzionato, hehe!), ma ho fallito con il 13 – non
riuscivo a ricordare il tema di Friday the 13th di Monk (gli accordi sì,
ma non è una scusante). Per il 70 non ho saputo pescare di meglio che un verso
da Les Flamandes in cui Brel dice belgisticamente “septante ans”.

Ho dovuto sopportare alcuni duri turbamenti (duri, nguè, sniff) di cui
forse parlerò in altra occasione, ma in compenso ho vinto una decina d’euri.

Stasera/stanotte: cena casalinga con famiglia e parziale nipotame, poi volo a
una festa in campagna con follie e jam session fino al mattino. Almeno passerò
la fine dell’anno a fare musica. Dico “almeno” perché il modo ideale sarebbe un
altro, ma Vera – l’unica donna che avrei (ed ho) invitato – mi ha dato buca. Chissà
se trovo un’anima pia che mi aiuta con gli auguri.

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