<!– Sex-obsessed Italians –>

(Dis)avventure di viaggio: in aeroporto incontro per puro caso un celebre
musicista americano che anni fa ha inciso con me. Hoyadoin’, man, so nice to
meet ya. I’m going to Russia; got a gig with (Dave) Weckl, and you? Convenevoli,
una foto veloce, bye-bye. Un volo cancellato (il secondo in questo viaggio,
cazzo!) mi viene ricompensato con una notte in un albergo di semi-lusso vicino
all’aeroporto.

Nello shuttle che mi porta all’albergo sono vestito in modo mimetico (niente
Armani o simili raffinate italianità) e leggo un libro in inglese. Salgono tre
donne che parlano ad alta voce in italiano, sicure di non essere capite.
“Seguiamolo stu masculone,” dice una di loro; “ca mo’ in vacanza siamo e la
carne deve godere!”. Si riferisce all’autista, un tipo biondo che sarà pure
carino, ma è un po’ troppo giovane per loro, e poi a me me
pare nu poco ricchione
. Io imposto il mio migliore t-hono inglese
ssc-handalizzatou e ssibilo sscandendou: “Sex-obsessed Italians! Only thinking of one
thing. How pathetic!”. La donna capisce le mie parole. È imbarazzata ma non
risponde. La guardo intensamente e sussurro con aria complice: “sono italiano
anch’io, tranquilla… e anch’io penso sempre a quello, hehe!”. Rido.

Più tardi sono seduto a tavola con queste tre catanesi allo sbaraglio. Con la
Sicilia ho un feeling particolare, ma è facile appassionarsi con persone così:
Antonella, Ilde e Valeria sono amichevoli, colte e affascinanti. Mangiamo
piatti internazionali preparati in modo passabile – io prendo un curry di pesce
in stile Thai con riso Basmati. Sorseggiamo birra e poi vino (guardacaso, Nero
d’Avola) alla faccia di chi dice che non si deve mischiare il grano con l’uva.
Loro vanno a Lisbona per quattro giorni di vacanza fra amiche; il mio percorso è
diverso e più complicato. Parliamo del più e del meno: Lisboa, Pessoa, o fado,
os pasteis de Belem, le solite cose. Penso a un’amica che avrebbe potuto
illustrarmi quella città da un lato che non ho ancora mai visto. Racconto la
bella ma breve storia vissuta con questa amica. Loro si appassionano, si
commuovono, pendono dalle mie labbra; giocando bene le mie carte non dovrebbe
essere impossibile un goal. Hanno tre camere singole… hmmm… il pensiero mi
sfiora la mente ma no, non è cosa. Simpatiche sì, ma insomma: c’è un limite a
tutto e poi temo l’effetto Paride. Con un
sorriso e un inchino scherzoso saluto e vado a letto. Non le rivedrò mai più.
Proverò a cercarle su Facebook; chissà che alla fine non leggano queste
righe.

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