<!– Mahjong e orecchie di porco –>

Un giorno che mi trovo da solo a ora di pranzo – cosa rara, devo dire – mi ritorna in mente un ristorante cinese non troppo lontano dove sono già stato una volta.

Appena arrivo mi accorgo che i clienti parlano quasi tutti in cinese. A giudicare dal tono relativamente monocorde e dall'abbondanza di consonanti aspirate ed R rotacizzate all'americana, credo sia mandarino più che cantonese. Di non-cinesi c'è soltanto una coppietta; lei è una gnocca, lui uno scarrafone.

Riconosco una delle cameriere. Credo che anche lei riconosca me: facce come la mia qui se ne vedono poche. La bella cameriera attacca con una serie di risolini da adolescente mentre in lingua locale le chiedo un tavolo all'interno – qui fuori ci sono troppe vespe, mi lamento. All'interno, un quartetto rumoroso gioca a carte (ramino?), mentre gli angolisti alle spalle dei giocatori si astengono dai commenti. Un tizio che sembra il proprietario gioca a mahjong da solo su un tavolo verde con i portaceneri incorporati nelle gambe. No no-smoking nonsense here.

Mahjong solitario
Mahjong solitario.

Ordino un piatto di orecchie di maiale con zenzero e coriandolo. Sono un po' piccanti, mi avverte prudente la ragazza. Sorrido e annuisco. Altro? Un contorno: pak choy e funghi shiitake in salsa qi-tao. Vuole incominciare con una zuppa? No, grazie (il menu dice che è un litro!). Riso bianco? No, no. Ricordo che l'altra volta ho ordinato anche il riso e quando mi sono alzato da tavola boccheggiavo. Da bere? Tè, grazie. Verde, al gelsomino.

Orecchie di maiale
Orecchie di maiale con zenzero e coriandolo.

Pak-choy e shiitake
Pak-choy e shiitake in salsa qi-tao.

Stavolta alla fine del pasto la graziosa e sorridente ragazza non è stata protagonista di alcuna fantasia libidinosa. Forse il cibo era meno speziato dell'altra volta, chissà.

Tutto finito
Un'altra missione compiuta. Burp!

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