<!– Tre giorni di musica e amore –>

Tre giorni di musica e amore – sono le parole testuali con le quali Tony m'ha invitato. L'invito è per domani. Come al solito il preavviso è minimo; meno male che Mario m'aveva preavvisato l'altroieri. Ci saranno fra gli altri Enzo (che porta la batteria), Tony G. (che porta pappa di lusso, idee innovative e spesso persone inaspettate e risolutive), Rupert (che non conosco, ma dicono che è un bravo polistrumentista), forse Manuel (che sembra gay ma non lo è), e non si sa bene chi altro. Il numero di persone fluttuerà nell'arco dei tre giorni. Tre giorni? Possiamo trattenerci anche più a lungo, dice Tony, ma lui ci lascerà soli nella sua casa durante il fine settimana perché ha programmi speciali altrove.

Tony ha una casa al mare che condivide con tutta la famiglia – genitori, fratelli, sorella. La casa è una costruzione a due piani con un numero congruo di brandine e divani letto, due bagni, una cucina splendidamente vivibile (oh, le parmigiane, le raclette, le pizze, i litri di limoni e pompelmi spremuti!), un pianoforte (finto ma amplificato), un giardino ricco d'ipomee e alberelli di limone e perfidi oleandri e turgide opuntie, alcune delle quali danno frutti. Oh, a proposito: è stagione, che bello.

A settembre il tempo è ancora splendido, ma la domanda di mare s'acqueta in famiglia e globalmente; casa, spiaggia e paese si svuotano e così in assenza d'interferenze inopportune possiamo concederci tre giorni di musica e d'amore.

 

Erano quarantun anni fa, mi dico. Solo che stavolta non si tratta di mezzo milione di persone convinte di cambiare il mondo. Siamo soltanto una dozzina al più, e nessuno di noi s'illude di cambiare niente al di fuori del proprio piccolo reticolo. Ah, e all'epoca era pace e musica: l'amore era compreso nel prezzo.

We are stardust, we are golden
we are billion year old carbon
and we got to get ourselves
back to the garden

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