<!– La guerra della munnezza –>



Mi trovo girare per vari motivi, non tutti piacevoli – alle
falde
del Vesuvio
.
Sono in moto. Trovo dappertutto brandelli di plastica, resti di falò e
strade bloccate. Su due ruote vivi la strada in modo diverso e sento chiaramente
che c’è qualcosa di nuovo nell’aria, anzi d’antico: odore d’immondizia, a
riprova che l’Italia è ancora come due
anni fa
– anzi, forse è peggio.

Chiedo la strada più d’una volta. Già conosco poco quest’area, poi con tutte
le strade bloccate da barricate fatte in casa diventa una gimkana. Le persone a
cui domando percorsi alternativi mi rispondono con complice solidarietà e forte
lingua vesuviana. Ce stace chella viarella ca face
tutto ‘o ggiro. Pe’ ccà non te faceno ji’, ma pe’ llà ce vai tranquillo.

Tutti mi parlano della loro battaglia, delle cariche della polizia, del governo
che promette ma poi non si vede mai nessuno, non succede mai niente. Sono
piacevolmente stupito dalla coscienza civica di questa gente, che immaginavo
assai più cafona e selvaggia.

Una, due, tre volte devo inventarmi deviazioni attraverso stradine
semiasfaltate, campi di noccioli, vigneti, macchie di erbe selvatiche profumate,
aree urbane ammunnezzate. In un placido quartiere residenziale giace la carcassa
di un mastodonte a testimonianza di una recente battaglia. Chissà quanto tempo
resterà qui, penso. Intanto scendo dalla moto e scatto un paio di foto.



Aggiornamento: la faccenda evolve –
evolve male.
Per ora non c’è ancora il morto, ma il ministro dell’Interno ha detto che
qualcuno lo cerca. Secondo me i poliziotti sono pronti a dare una mano nelle
ricerche, quindi temo che potrebbe succedere.

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