<!– La donna dello schermo –>


Statua della Verità velata

Rosaria mi ama e vuole vedermi quasi soltanto per trombare. È una donna
semplice, un po’ ingenua, per niente gelosa, appassionata, dotata di un fisico e
una tecnica che potrebbe far impazzire qualsiasi uomo al mondo. Certamente fa
impazzire me. Non mi telefona ogni giorno né s’aspetta che io lo faccia,
però è bello parlare con lei ogni tanto.

Con Rosaria purtroppo non m’incontro mai: è una creazione della mia
immaginazione che uso come “altra” per trasformare un segmento lui-lei in un
triangolo lui-lei-l’altra. “Lui” sono io. “Lei” è lei – chi sia in particolare dipende
dal periodo, dall’umore e dalla fortuna. “L’altra” invece è sempre Rosaria.
Quando ho una compagna o frequento qualcuna in odore di diventarlo, la rivale si
chiama sempre Rosaria.

Scena tipica: una donna incazzata perché non ho telefonato (diventa
immediatamente un obbligo, ahimè).

donna_incazzata: “Dì la verità, cos’hai fatto ieri che non ti sei neanche
fatto sentire?”

juanriccio: “Ah… beh, niente; a parte incontrare Rosaria in
quell’alberghetto romantico.”

Ricordo che quando ero bambino, la zia aveva un cane al quale ripeteva sempre
quanto il pastore tedesco dei vicini fosse più bravo e quindi più meritevole di
premi alimentari di varia fattura. Il cane della zia capiva quasi ogni parola;
certamente capiva benissimo il nome del rivale e lo sventolare di un formaggino.
Ingenuamente abbaiava: credeva a tutto e abbaiava, poverino. Capiva il nome del
cane rivale e capiva lo sventolare del formaggino. Eppure in fondo non capiva un
cazzo.

Allo stesso modo le varie donne incazzate non arrivano a capire un punto
fondamentale: Rosaria è perfetta, quindi non esiste.

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