Archives for category: gatti

<!– Un regalo –>

Ho trovato un cadavere di lucertola a pancia all’aria, senza coda. L’ho
rivoltato e ho studiato con ammirazione il buco sul collo piazzato in maniera
magistrale nell’interstizio fra due vertebre. I resti del rettile erano sullo
zerbino più interno – non quello ai piedi delle scale, ma quello sulla soglia
dell’ingresso. Chi è stato a farmi questo regalo? Vorrei saperlo. La gattina dei
bambini accanto, molto amica mia, è ancora adolescente: dubito sia capace di un
servizio così impeccabile. Forse è stato il gattone bianco e nero della giovane
gattaia di fronte? Non credo: lasciare la lucertola sul mio zerbino è un
gesto d’intimità che non mi aspetterei da quel fifone d’un gatto, sempre un po’
sulle sue, sempre pronto a darsela a gambe.

Il mio pensiero è volato all’amata Rebecca,
scomparsa prematuramente a causa di troppa libertà. Immaginavo il
suo fantasma che in queste serate estive dà la caccia a qualsiasi cosa si
muova. Forse è ora che il destino mi consegni un altro felino.

<!– Il buon giorno si vede dal mattino –>

Fermato dai carabinieri per un controllo casuale, scopro che uno dei fari ha
una delle lampadine che è fulminata e funziona solo a metà. Settantotto euri.
Scopro anche che la revisione è scaduta a luglio. Centocinquanta euri, ritiro
del libretto, obbligo di revisione alla motorizzazione (non da un qualsiasi
meccanico convenzionato). In pratica, oltre a dire addio ai duecentotrenta
euretti che prendono il volo, avrò anche la macchina ferma per almeno una
settimana. Meno male che ho la mia macchina; lei sì è in condizioni impeccabili,
altrimenti domani ero davvero nella cacca fino al collo.

Torno a casa dopo questa piccola disavventura con i testicoli che vivono di
vita propria e hanno acquisito un moto elicoidale inarrestabile. Non c’è nessuno
da cui ritornare, nessuno che mi aspetti, nessuno per cui cucinare e con cui
passare il resto della serata. Neanche Rebecca. L’irritazione attiva e volatile lascia il
posto a un malessere persistente, sordo e malinconico.

Quest’autunno non mi dice niente di buono. Posso già intuire come sarà l’inverno imminente.

<!– Miss You –>

Quando torno a casa la notte, ciò che mi manca di più è

<!– Sgattato –>


Clyde

Clyde

Bonnie è morta. Ho trovato quello che ne restava dopo aver cercato per giorni la sorgente di un pervasivo lezzo di morte che impregnava l’aria. La rimozione è stata un’operazione complicata ed estremamente sgradevole.

Clyde è quasi certamente morto. È tornato a casa in condizioni gravi; poi per un paio di giorni è andato e tornato per brevi periodi. Ora è scomparso da 3 giorni e non è più tornato.

In poco più di un mese ho perso tutti i miei amici felini. Dopo la dipartita di Rebecca, pensavo di essere preparato a tutto. Mi sbagliavo.

<!– Dove sei, Bonnie? –>

Bonnie, Rebecca's daughter

Al peggio non c’è mai fine. Dopo Rebecca, di cui sono state rinvenute le spoglie mortali, è
scomparsa anche sua figlia Bonnie; e senza lasciare traccia. Era la mia ultima
possibilità di allevare discendenti della mia amata Rebecca e così mantenerla
in esistenza, almeno geneticamente. L’altro figlio Clyde
(stessa cucciolata di Bonnie) è maschio, quindi propaga sì i geni, ma altrove.
Quasi certamente non vedrò mai un suo cucciolo. È proprio un periodaccio per i
miei (a)mici 😦

<!– Addio, Rebecca –>

Rebecca, the best cat ever.

Sabato mattina. Poltrisco a letto, ho da suonare in serata e posso prendermela comoda fino al pomeriggio inoltrato. Bussano alla porta. M’infilo qualcosa che non spaventi nessuno. Vado ad aprire.

Una ragazza di una ventina d’anni che non ho mai visto prima mi fa: “scusa, non ti ho mica svegliato?”. No, la rassicuro, già sveglio, altroché (ehm). “No, perché, sai… quella gattina grigia…”. Tuffo al cuore. In un istante ho già capito tutto. “Dov’è?” chiedo. “No, sai, … è tua, vero?” la ragazza è imbarazzata, non sa continuare. Taglio corto. “Dov’è ora?”

La ragazza ha pudore a dirmi chiaro e tondo che Rebecca è morta, ma non serve. Seguo le sue istruzioni e raggiungo il posto. È vicino: Rebecca non era una grande esploratrice. La mia piccola bambina giace come se dormisse; solo qualche formica indaffarata sul musino tradisce la cruda verità.

Non si capiscono le cause della morte. Il corpo appare integro; non ci sono versamenti di fluidi o bava alla bocca. Forse una macchina le è passata sopra? Escludo abbia mangiato roba velenosa: era una gatta prudente e posata. Rifiuto di credere che qualcuno l’abbia avvelenata apposta.

Torno a casa senza muovere il corpicino. Mi sparo un caffè, due sigarette, me la prendo comoda. Mi cambio in abiti più accettabili, torno col motorino. Voglio rivederla, magari farle una foto, prendere il corpo e portarlo via da quell’asfalto. Ma il corpo non c’è più.

Non avrò mai un’altra gatta come te, Rebecca. Spero che tu abbia ogni giorno alici fresche – e croccantini la domenica. E qualcuno con delle gambe accoglienti che ti gratta dietro le orecchie mentre lavora al computer.

<!– Amore fraterno –>

Two cats lying in each other's paws

Una coppia inseparabile.